ALBA ADRIATICA – In sei finiscono nei guai per il mare inquinato ad Alba Adriatica (Teramo), che nell’estate 2010 fece finire in ospedale decine di bambini con enteriti o gastroenteriti dopo aver fatto il bagno.

La Procura di Teramo contesta i reati di epidemia colposa, disastro ambientale e lesioni, a vario titolo all’ex presidente della Ruzzo Reti Giacomo Di Pietro e altre cinque persone che all’epoca rivestivano ruoli dirigenziali, soprattutto nell’area tecnica, all’interno del Ruzzo e della controllata Spt: Gian Mario Fabbi, Domenico Giambuzzi, Enrico Maria Giuseppe Bisanzio, Alfonso Cuccodrillo, Domenico De Flavis.

Tutti rinviati a giudizio ieri dal gup Domenico Canosa al termine dell’udienza preliminare. Ammessi come parti civili i genitori di 63 bambini.

Secondo l’accusa è tutto ascrivibile al cattivo funzionamento dei depuratori di Villa Rosa, Alba, Sant’Omero, Sant’Egidio, Nereto e Corropoli – gestiti all’epoca dalla Ruzzo reti – che, a partire dal 2007, avrebbero riversato sostanze inquinanti nel torrente Vibrata e, di conseguenza, nel tratto di mare davanti ad Alba Adriatica.

Sulla base di consulenze, atti e analisi fatte all’epoca che il pm Laura Colica ha ipotizzato un nesso tra le enteriti, l’inquinamento del mare e il funzionamento depuratori.

Sono 229 i casi raccolti dalla Procura con un lavoro certosino fatto tra turisti sparsi in tutta Italia, soprattutto genitori, che in quell’estate del 2010 riversarono rabbia e indignazione in decine di esposti per denunciare e raccontare.

Ammesse come parti civili anche il Comune di Alba Adriatica, varie associazioni ambientaliste e le associazioni di albergatori e operatori turistici che in quella estate più volte manifestarono contro il danno d’immagine che il fenomeno stava provocando.