BOSTON – Sangue sulla maratona di Boston: due esplosioni hanno provocato almeno 3 morti (tra cui un bambino di 8 anni) e centinaia di feriti, alcuni gravi, alla finish line della gara in pieno centro della città, un’ora dopo che il primo maratoneta aveva tagliato il traguardo.

Erano 227 gli italiani al via,tra loro un’abruzzese Debora Nanni, 39 anni di Chieti (tando a quanto risulta consultando il database con i nomi degli atleti, creato dalla Boston Athletic Association).

Otto ore fa, tramite il suo cellulare, ha dato sue notizie attraverso la sua bacheca Facebook dicendo di non poter telefonare, “grazie a Dio sto bene anche se abbastanza sotto shock”.

Dopo le due esplosioni nel pieno centro della città, infatti, la polizia ha bloccato le comunicazioni dei telefoni cellulari  per prevenire il rischio che un telefonino potesse provocare esplosioni a distanza.

Debora è però riuscita a collegarsi su Internet attraverso il suo telefonino per lasciare il messaggio. Ancora non si sa se fosse in compagnia di altri italiani e quando riuscirà a tornare a casa. I suoi album fotografici caricati sul social network raccontano una passione smisurata per la corsa: numerose le maratone a cui l’abruzzese ha partecipato, vincendo anche alcune medaglie. Elisa Marulli

BOSTON: LO SHOCK DEI MARATONETI ABRUZZESI, ”UNA TRAGEDIA ASSURDA”

“Quello che è successo è assurdo”.

È ancora senza parole Jo Marcucci, segretario dell’associazione podistica Runners Chieti, sull’attentato che ieri ha sconvolto Boston durante la maratona, la seconda più antica al mondo.

Nell’edizione del 1998, la centesima, c’era anche Marcucci ad attravere la città insieme agli altri runners per i 42 chilometri del percorso podistico.

Ieri, nel centro della città americana, due esplosioni hanno colpito maratoneti e spettatori un’ora dopo che il vincitore ha superato il foto finish, uccidendo tre persone tra cui un bambino di 8 anni. Centinaia sono stati i feriti, alcuni molto gravi.

“Quest’anno non ha partecipato nessuno del nostro gruppo – spiega Marcucci ad AbruzzoWeb – per problemi economici cerchiamo di rimanere in Europa. Non conosco neanche nessuno che possa averci partecipato, ma quello che è successo è davvero incredibile”.

Tra i partecipanti coinvolti c’erano anche 227 gli italiani. Stando a quanto risulta consultando il database con i nomi degli atleti, creato dalla Boston Athletic Association, tra loro era presente anche un’abruzzese Debora Nanni, di 39 anni di Chieti, che dalla sua pagina Facebook ha fatto sapere di stare bene “anche se abbastanza sotto shock”.

“Dopo l’attentato alle Twin Tower dell’11 settembre 2001 – continua Marcucci – l’opinione pubblica si aspettava che sarebbe successo qualcosa del genere in qualche evento agonistico, sinceramente ce lo aspettavamo tutti alla maratona di New York, ma non sappiamo se le misure di sicurezza siano riuscite a sventarlo”.

L’ipotesi che si roncorre in queste ore è che sia stato un attentato terroristico, “ma preferisco non pronunciarmi in merito, è appena successo e chi di dovere indagherà”.

Anche Michele Russo, presidente della Gtm (Gestione Trasporti Metropolitani) di Pescara e maratoneta pescarese, non riesce a spiegarsi come sia potuta succedere una simile tragedia.

“Quello che è successo è molto inquietante – commenta Russo – Queste maratone sono un’importante occasione di aggregazione e visibilità, fa spavento pensare che diventino potenziale obiettivo di attacchi terroristici o di squilibrati con l’intenzione di creare eventi spettacolari”.

“Non posso negare che questa cosa mi preoccupi personalmente – continua – perché fino a ora lo sport era lasciato fuori dagli attentati del genere e Boston è una delle mete più ambite per tutti i maratoneti. Nonostante io non ci sia mai stato, so bene che il fascino di quella città e la storicità attirino centinaia di migliaia di turisti”.

L’ATTENTATO

Fonti dell’intelligence parlano di una o più ‘bombe’ e riferiscono di almeno ulteriori due ordigni trovati e disinnescati.

E mentre si teme che il bilancio possa essere più pesante, la dinamica esatta delle esplosioni che hanno fatto subito temere il terrorismo non risulta ancora chiara.

Il presidente Barack Obama è stato informato, ha chiamato sindaco e governatore e ha ordinato all’amministrazione di fare il necessario per assistere le autorità del Massachusetts mentre il suo vice Joe Biden ha evocato subito un possibile attentato parlando a sua volta di ‘bombe’.

Nel mondo del dopo-11 settembre, per motivi precauzionali, New York e Washington hanno innalzato le misure di sicurezza intorno ai monumenti e ai grandi alberghi e anche Londra ha rivisto le misure di sicurezza in vista della sua maratona di domenica.

Tutto è cominciato poco prima delle 15, un’ora dopo che il primo maratoneta aveva tagliato il traguardo.

Si sono uditi come due potenti tuoni, poi il fumo si è levato fitto davanti al palco degli arrivi e la gioia della gara si è trasformata in tragedia.

Feriti tra i corridori, feriti tra il pubblico che si è alzato in preda al terrore in un fuggi fuggi convulso. “Ero vicinissima, ho sentito la forza dell’esplosione e visto le vittime proiettate a distanza. Ho visto uno che ha perso entrambe le gambe”, ha raccontato una testimone.

Secondo la Fox sarebbero dieci i feriti ricoverati al Massachusetts General Hospital con arti amputati.

Sono particolari raccapriccianti mentre si diffondevano voci di altri possibili ordigni al Mandarin Hotel, un albergo cinque stelle nella zona di Back Bay, e alla Kennedy Library. Il Lenox Hotel, altro albergo di lusso, è stato evacuato. Chiusi i ponti, lo spazio aereo, una linea della metropolitana.

La maratona di Boston è una delle gare del genere più antiche al mondo: si corre dal 1897 ed è una delle sei maratone mondiali: l’evento attira in media 500 mila spettatori e richiede alcuni tempi di qualificazione per poter partecipare.

Quest’anno l’ultimo miglio aveva una dedica particolare, alle vittime di Newtown, la cittadina del Connecticut dove in dicembre una strage di bambini ha rilanciato negli Usa il dibattito sul controllo delle armi.

IL RACCONTO DELLA TRAGEDIA

Sono drammatiche le immagini delle bombe esplose alla maratona di Boston riprese in diretta, da due angolazioni diverse, dalla tv Nbc e dal servizio video Boston Globe, prima del fumo, delle grida, del fuggi-fuggi generale.

In entrambi i filmati si vede l’arrivo della maratona, lungo l’ultimo miglio, quando oltre le transenne, sul marciapiede sinistro della centralissima Boylston Street, ecco levarsi la fiammata e il fumo della prima deflagrazione, dietro a una fila di bandiere di tutti i Paesi.

Gli atleti continuano inizialmente a correre imperterriti, alcuni alzano le braccia in segno di trionfo per aver concluso la gara e per alcuni secondi sembrano non rendersi conto di quanto accaduto alle loro spalle e alcuni non si girano neanche.

Ma all’improvviso un atleta cade a terra, vicino alle transenne, evidentemente colpito da schegge. Poi si vedono oggetti che vengono proiettati in aria e ripiombano sull’asfalto. Subito dopo riecheggiano le prime urla e pochi secondi piu’ tardi è la volta del secondo boato, più sordo e distante, mentre si vede una colonna di fumo alzarsi lungo lo stesso marciapiede, poche decine di metri più in là.

A qual punto anche gli atleti di spalle si girano e tutti cominciano a scappare, ma fra le persone non si crea una calca.

Le grida della folla sono forsennate, partono gli allarmi delle auto. ‘Oh my God, there’s been an attack, there’s been an attack!’ (Mio Dio, c’e’ stato un attentato), dice il telecronista in diretta. In pochi istanti l’intera scena è invasa dal fumo.

‘C’è stata improvvisamente un’esplosione, uscita dal nulla. Ci sono molti feriti. Ho visto corpi mutilati, ho visto sangue dappertutto’: è una testimonianza postata stasera sul live blog della Cnn.

Il testimone, che è un producer del Boston Globe, Steve Silva, aggiunge: ‘Qualcuno ha perso una gamba. La gente urla, c’è confusione’. Le voci della paura hanno fatto breccia nel web.

ATTIVO IL CONSOLATO ITALIANO

‘Due team del consolato sono andati rispettivamente sul luogo della tragedia e negli ospedali della città. Abbiamo un contatto diretto con la Polizia della città e con il Dipartimento di Stato. Ma ora c’è il dovere della prudenza e della riservatezza’.

Giuseppe Pastorelli, console italiano a Boston, racconta così all’Ansa l’intenso lavoro in queste ore concitate.

Su eventuali feriti italiani, il Console evita ogni commento: com’è ovvio, al momento la prudenza è d’obbligo.