L’AQUILA – Cambia volto il Consiglio regionale già dopo la presentazione delle liste per le elezioni nazionali: una rivoluzione destinata a completarsi con il mutamento di altri equilibri dopo il verdetto che uscirà dalle urne con le consultazioni del 24 e 25 febbraio prossimi.

Comunque, tra giri di casacche e defezioni degli anni e mesi scorsi, oggi l’assemblea regionale è molto diversa da quella che si è insediata dopo il voto del dicembre 2008.

A partire dal Popolo della libertà: anzi, è proprio il caso di dire che dopo alcuni abbandoni eccellenti nel corso della consiliatura, in questo momento è il partito che paga le conseguenze maggiori.

Arrivato all’esordio in Consiglio con una mega-pattuglia da far impallidire la Democrazia cristiana dei tempi d’oro: con 24 membri, il gruppo era in grado di reggere da solo, seppure di poco, la maggioranza di centrodestra uscita dalle urne nel dicembre 2008, mentre ora rischia di ritrovarsi con metà consiglieri.

I primi addii quelli di Daniela Stati e Berardo Rabbuffo, approdati in Futuro e libertà, più recente il trasloco nella Destra di Francesco Storace di Giandonato Morra, oggi capolista al Senato. Negli anni scorsi anche il presidente della commissione Bilancio, Emilio Nasuti, eletto nelle file del Pdl, si è accasato al gruppo misto dopo aver flirtato con gli stessi finiani e con Grande Sud, pur essendo comunque rimasto legato alla maggioranza di centrodestra.

A breve, invece, ci sarà la costituzione della componente di Fratelli d’Italia, già annunciata i primi giorni dell’anno, che conterà sulle adesioni di Paolo Gatti, numero uno alla Camera con la formazione di Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto, di Emiliano Di Matteo e di Luca Ricciuti.

Fuori pure Nicoletta Verì, che ha sposato la causa del premier Mario Monti, candidandosi capolista al Senato con la lista Con Monti per l’Italia. La Verì ha già formalizzato l’addio al Pdl collocandosi anch’essa al gruppo misto.

In otto, quindi, hanno già salutato e altri potrebbero farlo presto, a partire dai “rivoltosi” di Pescara, che non hanno digerito per niente il modo in cui hanno gestito con Roma la trattativa per le liste il governatore Gianni Chiodi, il coordinatore regionale del partito, il senatore uscente Filippo Piccone, e il suo vice e collega di palazzo Madama Fabrizio Di Stefano, questi ultimi due facendosi piazzare, insieme all’altro senatore Paolo Tancredi, ai primi tre posti per la corsa a Montecitorio.

Tanto gli esponenti della più grossa città d’Abruzzo quanto quelli dell’Aquila sono stati esclusi con un blitz che ha portato ai primi sei posti della Camera due marsicani, Piccone (primo) e Massimo Verrecchia (quarto), il suo più stretto collaboratore e segretario della federazione avezzanese, due teatini, Di Stefano (terzo) e Daniele D’Amario (sesto) e due teramani, Tancredi (secondo) e Valeria Misticoni (quinta).

Anche al Senato una musica simile: il “paracadutato” Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori, subito dietro Silvio Berlusconi, a seguire la deputata uscente peligna Paola Pelino e l’ex Italia dei valori di origini francavillesi Antonio Razzi.

Tra i pescaresi infuriati il presidente dell’assemblea regionale, Nazario Pagano, che è in conclave con i suoi e ha dettato le condizioni per restare nel Pdl (“commissariamento classe dirigente e rinnovamento”), ai consiglieri Lorenzo Sospiri e Federica Chiavaroli.

Ci sono, poi, quelli come Giuseppe Tagliente che da mesi, ormai, mostrano di sentirsi ospiti non graditi dentro il partito.

Se si dovesse verificare la peggiore delle ipotesi, oltre alla debacle dei numeri, per il Pdl abruzzese si aprirebbe uno scenario inconsueto rispetto al panorama nazionale: negli equilibri interni ci sarebbe un pareggio tra esponenti provenienti da Alleanza nazionale e quelli di scuola Forza Italia.

Nei 12 che eventualmente potrebbero rimanere, infatti, ben sei hanno un passato nell’ex An: Alfredo Castiglione, Luigi De Fanis, Mauro Febbo, Gianfranco Giuliante, Emilio Iampieri e Alessandra Petri.

Sempre che il primo, vicinissimo all’ex ministro Franco Frattini, non segua il suo mentore nella marcia di avvicinamento allo schieramento centrista e filo-governativo di Monti che gli consentirà, probabilmente, di diventare segretario della Nato. Per il momento, però, l’abbandono del vice presidente della Giunta è ancora sottotraccia, perché gli potrebbe costare il posto di numero due dell’esecutivo guidato da Chiodi quando ci sarà la notte dei lunghi coltelli post-elettorale.

Resterà al suo posto anche Giuliante, un altro imbestialito per come è andata la vicenda liste, tanto da aver paragonato Piccone al dittatore cannibale centrafricano Jean-Bedél Bokassa, ma che ha come referente romano l’ex ministro Altero Matteoli, saldamente nelle fila berlusconiane.

Facile, però, che da assessore si metta a fare il “guastatore”, facendo fibrillare la Giunta come già accaduto in passato, quando Chiodi per alcune ore nell’aprile 2011 gli revocò le deleghe dopo uno scontro sul presunto scippo di competenze a danno dell’ospedale dell’Aquila in favore di quello di Teramo.

A questo scenario di massima frammentazione si sommano i dubbi degli alleati, o presunti tali.

Per esempio Carlo Masci, leader di Rialzati Abruzzo, lista civica con la quale è capolista al Senato: avrebbe voluto andare insieme alla coalizione del centrodestra, ma i vertici nazionali pidiellini gli hanno chiuso la porta in faccia. Per lui corsa in solitaria, dunque, e un futuro da potenziale battitore libero con gli altri due consiglieri Antonio Prospero e Luciano Terra.

In caso di elezioni di Masci entrerebbe all’Emiciclo Fabio Argirò, considerato vicino a Castiglione.

Da non sottovalutare, poi, la giravolta del vice presidente del Consiglio, Giorgio De Matteis, ex Movimento per le autonomie, un tempo braccio destro del governatore sull’Aquila, che ha vinto la sfida interna all’Unione di centro ed è secondo nella lista per la Camera dietro Paola Binetti, candidata anche in altre due circoscrizioni.

Una cosa che ha creato una profonda spaccatura nell’Udc, il cui capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, “frazionista” anti-De Matteis insieme al presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, si è messo in “sciopero del voto” in polemica con le scelte del dominus del partito, Pier Ferdinando Casini.

Il partito della Vela, come è noto, all’Emiciclo è all’opposizione del centrodestra, secondo quanto si è appreso De Matteis andrebbe dicendo in giro che dovrà essere “molto coccolato” per continuare a fare il puntello della maggioranza. Ma proprio oggi è arrivato l’ultimatum di Menna che per il ricompattamento del partito ha chiesto al segretario nazionale, Lorenzo Cesa, che il vice presidente del Consiglio lasci il monogruppo dell’Mpa, la maggioranza di centrodestra e i benefit, a partire dall’auto blu.

Se dovesse sbarcare a Roma, al suo posto entrerebbe in Consiglio l’assessore alla Provincia dell’Aquila Giuseppe Tiberio: il risultato in termini di collocazione non cambierebbe, visto che è un uomo di Gdm.

Ed è proprio il tetris delle sostituzioni dei neo-parlamentari a destare le maggiori preoccupazioni nella squadra di Chiodi: detto di De Matteis, alla Verì subentrerebbe Maurizio Teodoro, ora in Fli e quindi oppositore certo, mentre è meno incerto il posizionamento di Bruno Sabatini, eventuale surrogato di Gatti, se dovesse farcela anche Morra, per il Pdl di Teramo entrerebbe Massimo Vitelli.

Sabatini, già assessore regionale con la Giunta di Giovanni Pace, ora è con il movimento Intesa popolare dell’ex sottosegretario all’Ambiente Giampiero Catone, che alle politiche si presenta alleato al Pdl.

Sull’altro fronte, a veder ridimensionata la propria consistenza all’Emiciclo è l’Italia dei valori.

Da un lato il capogruppo e candidato governatore contro Chiodi, il “lealista” Carlo Costantini, che ha seguito il segretario nazionale, Antonio Di Pietro, nell’avventura della Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, insieme a Cesare D’Alessandro e Lucrezio Paolini; dall’altro Paolo Palomba e Camillo Sulpizio, ora nel Centro democratico nato dalle ceneri di Alleanza per l’Italia e dall’accordo con i frondisti dell’Idv vicini all’ex presidente dei deputati, Massimo Donadi.

Palomba e Sulpizio ritroveranno un vecchio compagno di viaggio, Gino Milano, uscito dai dipietristi per Api: i primi due sono candidati alla Camera, il terzo al Senato, ma le loro possibilità di elezione sono remotissime.

Molte più chance, al contrario, le ha Costantini, se va in parlamento, a conti fatti, al suo posto dovrebbe entrare il socialista chietino Luciano Piluso.

Dopo le elezioni, i partiti che hanno aderito al progetto di Ingroia, Idv, Verdi, Rifondazione comunista e Comunisti italiani, potrebbero dar vita a un unico gruppo all’Emiciclo, o forse no: in troppi perderebbero galloni e benefit, di contro, però, con i suoi sei potenziali consiglieri avrebbe gli stessi numeri del Partito democratico, diventando ex aequo principale forza di opposizione. 

IL CONSIGLIO COM’È

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PDL

Lanfranco Venturoni
Nicola Argirò
Alfredo Castiglione
Federica Chiavaroli
Riccardo Chiavaroli
Gianni Chiodi
Luigi De Fanis
Walter Di Bastiano
Emiliano Di Matteo
Angelo Di Paolo
Mauro Febbo
Paolo Gatti
Gianfranco Giuliante
Emilio Iampieri
Nazario Pagano
Alessandra Petri
Luca Ricciuti
Lorenzo Sospiri
Giuseppe Tagliente
Nicoletta Verì

RIALZATI ABRUZZO

Carlo Masci
Luciano Terra
Antonio Prospero

MPA

Giorgio De Matteis

LA DESTRA

Giandonato Morra

MISTO – CENTRODESTRA

Emilio Nasuti

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PD

Camillo D’Alessandro
Giovanni D’Amico
Giuseppe Di Pangrazio
Marinella Sclocco
Giuseppe Di Luca
Claudio Ruffini

IDV

Carlo Costantini
Cesare D’Alessandro
Paolo Palomba
Lucrezio Paolini
Camillo Sulpizio

FLI

Berardo Rabbuffo
Daniela Stati

UDC

Antonio Menna

API

Gino Milano

RIFONDAZIONE COMUNISTA

Maurizio Acerbo

COMUNISTI ITALIANI

Antonio Saia

VERDI

Walter Caporale

MISTO – CENTROSINISTRA

Franco Caramanico

IL CONSIGLIO COME POTREBBE ESSERE

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PDL

Lanfranco Venturoni
Nicola Argirò
Riccardo Chiavaroli
Gianni Chiodi
Luigi De Fanis
Walter Di Bastiano
Angelo Di Paolo
Mauro Febbo
Gianfranco Giuliante
Emilio Iampieri
Alessandra Petri

MALPANCISTI PDL

Alfredo Castiglione
Federica Chiavaroli
Nazario Pagano
Lorenzo Sospiri
Giuseppe Tagliente

FRATELLI D’ITALIA

Paolo Gatti (o Bruno Sabatini – INTESA POPOLARE)
Emiliano Di Matteo
Luca Ricciuti

RIALZATI ABRUZZO

Carlo Masci (o Fabio Argirò – MALPANCISTA PDL)
Luciano Terra
Antonio Prospero

LA DESTRA

Giandonato Morra (o Massimo Vitelli – PDL, in caso di contestuale elezione di Gatti)  

MISTO CENTRODESTRA

Emilio Nasuti
 
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PD

Camillo D’Alessandro
Giovanni D’Amico
Giuseppe Di Pangrazio
Marinella Sclocco
Giuseppe Di Luca
Claudio Ruffini

RIVOLUZIONE CIVILE

Maurizio Acerbo
Walter Caporale
Carlo Costantini (o Luciano Piluso – PSI)
Cesare D’Alessandro
Lucrezio Paolini
Antonio Saia

CENTRO DEMOCRATICO

Gino Milano
Paolo Palomba
Camillo Sulpizio

UDC

Giorgio De Matteis (o Giuseppe Tiberio – UDC)
Nicoletta Verì (o Maurizio Teodoro – FLI)
Antonio Menna

FLI

Berardo Rabbuffo
Daniela Stati

MISTO – CENTROSINISTRA

Franco Caramanico

PAGANO DETTA LE CONDIZIONI PER RESTARE NEL PDL

“Siamo pronti a rimanere nel Pdl soltanto se ci saranno proposte condizioni chiare: commissariamento del partito locale e soprattutto promozione di un forte rinnovamento della classe dirigente regionale che in questi anni ha gestito male il partito. Solo così potremmo trovare le giuste motivazioni per celebrare la prossima campagna elettorale”.

Lo ha detto Nazario Pagano, presidente del Consiglio regionale, intervenendo stamane, a Pescara, all’apertura dei lavori dell’assemblea di AgorAbruzzo, il movimento politico che racchiude consiglieri regionali, amministratori locali e molti simpatizzanti del Pdl.

In sala c’erano oltre 200 persone, provenienti dai comuni e centri limitrofi.

“Pescara e la sua provincia sono state private di una rappresentanza parlamentare – ha aggiunto ancora Pagano – e le responsabilità sono di chi, oggi, ha gestito male il partito a livello locale. Nelle liste non c’è stato un solo segnale di rinnovamento, salvo qualche foglia di fico messa in posizione non eleggibile. Tuttavia, il prossimo anno abbiamo in programma elezioni importanti, come le regionali, le provinciali e il rinnovo dei consigli comunali, in particolare quello di Pescara”.

“Se le nostre condizioni non saranno accettate – ha sottolineato – ci sarà il nostro totale disimpegno a partire dalla prossima campagna elettorale”.

Pagano ha, poi, concluso: “Noi siamo uomini e donne liberali, e dunque sostenitori dei valori della persona e della famiglia, e dunque rimarremo sempre antagonisti alle forze politiche di sinistra”.