TERAMO – A Teramo l’ultimo addio a Marco Pannella. 

In migliaia alla camera ardente allestita al Palazzo Municipale in piazza Orsini fin dalle 7 del mattino.

Omaggio del musicista rom Santino Spinelli, in arte Alexian. 

Poi, alle 14, i discorsi di commiato. 

Alle 15,00 il corteo funebre per le vie cittadine, quindi l’arrivo al cimitero di Cartecchio. 

Qui un lungo applauso ha accompagnato la tumulazione, alle 16,24, del leader dei Radicali.

Sulla bara è stato posizionato un drappo bianco, la bandiera del Tibet e un pacchetto di Toscanelli.

In centinaia avevano atteso il feretro in Via di Torre Argentina, a Roma, da dove è partito il corteo funebre che ha trasportato lo storico leader radicale in piazza Navona dalla sede del partito.

A guidare il corteo le persone che hanno assistito Pannella fino all’ultimo: da Rita Bernardini a Matteo Angioli e Laura Harth, fino al medico Claudio Santini e ai responsabili di Nessuno tocchi Caino, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti.

E dal corteo sono spuntate anche diverse bandiere che hanno segnato le lotte radicali: da quelle per la nonviolenza alla bandiera blu e gialla del Radical Party.

A Teramo, tra gli altri, Emma Bonino e la compagna di Marco Pannella, Mirella Parachini, hanno raggiunto del Comune dove è allestita la camera ardente.

“Lui può essere fiero dei teramani così come i teramani possono essere fieri di lui”, ha detto la signora Parachini, dai banchi accanto al feretro.

Vicino a lei Emma Bonino, che con un sorriso ha declinato l’invito a parlare, sul suo volto l’evidente commozione.

“Non so se ve l’hanno raccontato – ha continuato la moglie di Pannella, in riferimento alla chiave della città – l’immagine molto forte del lettino nella clinica dove era ricoverato con il comodino asettico dell’ospedale con questo chiavone della città che troneggiava sopra. Era molto molto commevente”.

Poi è arrivato il saluto in lingua Romanì da parte di Sante Spinelli, che ha ricordato il concerto a Teramo, dove “Marco era nel pubblico. Poi è salito sul palco e si è messo a cantare in perfetta lingua Rom questo ritornello che dice: o fratelli o figli”.

Spinelli ha accompagnato con le sue musiche tutta la cerimonia di commiato.

IL CORDOGLIO DELL’UNIVERSITA’ DI URBINO

L’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo partecipa al lutto per la morte di Marco Pannella. Pannella si era laureato in Giurisprudenza a Urbino, il 17 maggio del 1953.

Aveva discusso una tesi sull'”Uguaglianza dei cittadini nella Costituzione italiana”.

“Di lì a poco – ricorda l’ateneo – avrebbe fondato il Partito Radicale, dando luogo a un impegno politico di lungo corso che lo avrebbe reso uno dei protagonisti della vita e delle battaglie civili del nostro Paese nel secondo Novecento”.

VESCOVO DI TERAMO, ”A ROMA VIVEVAMO NELLO STESSO ISOLATO, NEGLI ANNI RUGGENTI DOPO IL ’68”

Cinque minuti di preghiera, raccolto davanti alla bara, solo: il vescovo di Teramo, Michele Seccia, è stato tra i primissimi a rendere omaggio alla salma di Marco Pannella.

Cosa gli ha detto, nel momento in cui si è trovato di fronte a lui? “Che ero qui per fare una sintesi…”.

Prima di lasciare l’aula consiliare, dove piano piano si fa sempre più intenso il flusso dei cittadini che si avvicinano per una visita al leader radicale, Seccia ha proferito poche battute, svelando una sorta di convivenza romana con Pannella, all’epoca degli studi universitari: “Sono vissuto nello stesso isolato, in via Santa Chiara 42 – ha detto monsignor Seccia – quando tra i miei studi di filosofia e teologia alla Statale di Roma, negli anni davvero ruggenti dopo il ’68, sognavo fare sintesi: ecco sono qui e ho fatto la mia sintesi, ognuno fa la propria. Ognuno sceglie ciò in cui crede, ma alla fine la verità si ritrova sempre”.

A poca distanza dall’alto prelato, un altro prete ha fatto il suo ingresso in sala, don Aldino Tomassetti, parroco della Cattedrale. 

D’ALFONSO, ”PER LUI UN LUOGO DELLA MEMORIA”

Un luogo “senza tempo” perché “non si disperda la quota di immortalità che ci ha lasciato. Grazie Marco a subitissimo”. 

Così il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso nelle parole di commiato al termine delle oltre 5 ore di camera ardente.

La Regione Abruzzo, con i comuni di Teramo paese natale del leader dei Radicali e dell’Aquila, dove Pannella è stato consigliere comunale, e d’intesa con i Radicali e i familiari si metterà al lavoro per intitolare uno spazio istituzionale a Marco Pannella.

 “Vogliamo che questa consapevolezza che noi contemporanei di Pannella abbiamo avuto – ha detto D’Alfonso – possa essere condivisa anche da parte delle nuove generazioni”. 

“Oggi – ha sottolineato il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi – non c’è partito. Mi sono commosso ricordando le lacrime di Pannella quando ha ricevuto le chiavi della città il 13 maggio e per sdrammatizzare ha chiuso con una battuta: ‘Queste sono chiavi false e so pure chi le ha falsificate'”. 

Da parte sua il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente con cui nel ’90 condivise le elezioni comunali con la lista ‘Convenzione democratica’ anche chiamata ‘La Genziana’ lo ha ricordato con una metafora del ciclismo: “Ci ha portato al traguardo della montagna per essere più civili”. 

Grande è stata la risposta da parte dei teramani ma anche di cittadini provenienti da altre parti d’Italia. Qualcuno piangeva, qualcuno toccava la bara qualcuno si faceva il segno della Croce. 

Tra le istituzioni presenti molti sindaci del territorio, la senatrice del Pd Stefania Pezzopane, il presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio, il presidente della Provincia di Teramo, Renzo Di Sabatino.