L’AQUILA – “L’Ucraina, oggi, rischia di finire come la Siria, cioè qualcosa di mostruoso. Un crimine contro l’umanità. E nessuno fa ciò che andrebbe fatto per impedire una fine del genere, pensando innanzitutto a salvare più persone possibili”.
Lo nefasta previsione sulla guerra in Ucraina, ad AbruzzoWeb, la formula Franco Fracassi, giornalista, inviato di guerra, documentarista e scrittore che ha appena pubblicato un libro dal titolo Ucraina dal Donbass a Maidan, cronache di una guerra annunciata.
E che in carriera si è occupato di questioni durissime, tra cui il terremoto del 2009 in Abruzzo, ma anche le cosiddette “rivoluzioni colorate” e il colpo di Stato militare che nel 2014, in quella stessa Ucraina dilaniata oggi dalla guerra provocata dall’invasione dell’esercito russo decisa dal governo guidato da Vladimir Putin, portò, grazie anche al supporto della Nato – che negli anni dopo la caduta del Muro di Berlino ha accerchiato la Russia – e di organizzazioni naziste ancora attive oggi persino ufficialmente nelle istituzioni e nell’esercito grazie al sostegno in primis degli Usa (che da allora hanno sostenuto al potere in Ucraina gente a loro fedele), al rovesciamento del governo democraticamente eletto di Viktor Janukovyč, filorusso ma non ostile all’Europa.
Con conseguente guerra nel Donbass da parte dell’esercito ucraino, nazisti compresi, contro la popolazione russa e russofona.
Lo stesso Fracassi nel 2015, proprio in Ucraina, a Kiev, tappa intermedia di un viaggio che l’avrebbe portato a Odessa per ritirare un premio internazionale nel primo anniversario della strage alla Casa dei sindacati, strage su cui Fracassi è stato tra i pochi giornalisti a scrivere, fu arrestato appena sbarcato all’aeroporto con l’accusa di essere “nemico del popolo ucraino”
Rilasciato grazie all’intervento dell’ambasciata italiana, il giornalista romano classe 1964 scoprì di essere stato inserito, insieme a sua moglie e a suo figlio, in una lista nera stilata dai nazifascisti ucraini al governo. Soltanto nella settimana prima del suo arresto, in Ucraina furono uccisi quattro giornalisti.
“Non mi aspettavo un’invasione dell’Ucraina da parte di Putin. E non ho ancora capito il motivo di una mossa del genere. Certo è che invadere un’altra nazione non è qualcosa che viene fuori così, come fosse un ‘capriccio’ – tenta un’analisi, Fracassi, a questo giornale, mentre il dramma infuria e pure in Abruzzo arrivano giornalmente i primi profughi –. Sarebbe assurdo pensare ad una scelta senza considerarne le conseguenze”.
“Lo ha fatto per ‘denazificare’ l’Ucraina? Se si vuole puntare a fare ‘scacco matto’, serve capire le mosse dell’avversario. L’obiettivo, evidentemente, non era solo quello. Probabilmente, la Russia vuole ottenere anche altro, ma non si sa cosa”, prosegue il giornalista.
“Quello che è accaduto dal 2014 ad oggi può avere influito in questa vicenda? Sì, è evidente – continua Fracassi –, così come era evidente che la guerra era una possibilità. Eppure, tutto è stato fatto, fuorché ciò che l’avrebbe evitata. Guardando all’Italia, ci si è sdraiati sulle politiche statunitensi contro la Russia. Ora però le cose sono precipitate. E la Russia avrebbe potuto scegliere mille altre soluzioni in un teatro di guerra come quello in Ucraina. C’è da capire, poi, cosa si siano detti Putin e il presidente della Cina, Xi Jinping, prima delle Olimpiadi di Pechino. Si sono promessi qualcosa? Aiuto reciproco? O anche altro? Sono troppe le cose che non si conoscono. E, purtroppo, in tanti sembra non vogliano saperle”.
“In ogni caso – dice ancora – l’Europa è totalmente nei guai. Tra i salti di gioia degli Stati Uniti d’America. Penso alle forniture di gas che sembra non acquisteremo più dalla Russia ma dagli stessi Usa, pagando un gas costosissimo e complicatissimo da far arrivare qui da noi. Lo stesso è accaduto con la Libia. Del resto, gli Usa volevano l’Europa in ginocchio. Il loro obiettivo, nei nostri confronti, era proprio quello di metterci in ginocchio. Ci stanno riuscendo. E non voglio pensare ad una eventuale ‘piega’ nucleare, perché sarebbe la fine di tutto”.
“Purtroppo – conclude Fracassi – tutta questa situazione ha portato alla follia. Se guardiamo, ad esempio, a ciò che dice il presidente ucraino, Volodymyr Zelens’kyj, ci rendiamo conto che le cose sono assolutamente fuori controllo. Il livello di esaltazione a cui è arrivato, purtroppo anche grazie a decenni di propaganda interna, rischia di peggiorare ulteriormente le cose. Credo che si sia persa la ragione, come negli ultimi giorni del Reich di Adolf Hitler”.






