L’AQUILA – La procura della Repubblica dell’Aquila ha iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di reato di istigazione o aiuto al suicidio, due chirurghi della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila per la morte di Luana Ricca, brillante chirurga catanese con esperienze internazionali che si tolse la vita all’Aquila il 29 dicembre 2015.
La decisione estrema della donna, secondo il fratello Francesco, fu dovuta a quello che lui ha più volte definito essere “un sistema sanitario nazionale becero, arretrato, paludoso e anti-meritocratico”.
“In Italia si è spesso costretti a cedere il posto a chi viene dopo di te, nella sanità non esiste meritocrazia ma si va avanti per amicizie, favori e simpatie”. E all’ospedale dell’Aquila “il quinto in graduatoria era impiegato prima di Luana, sebbene lei fosse arrivata quarta”, fu lo sfogo raccolto da AbruzzoWeb.
L’inchiesta, secondo quanto svelato dal Messaggero, fa un passo in avanti grazie a ulteriori accertamenti disposti dal gip, che a novembre scorso aveva accolto la richiesta degli avvocati Piera Farina, Cristina e Carmelo Calì, questi ultimi due del Foro di Catania, nominati di fiducia dalla famiglia Ricca.
Nel frattempo sono state effettuate verifiche sui contenuti dei dispostivi elettronici in precedenza sequestrati ma mai visionati.
L’iscrizione sul registro degli indagati dei due medici, M.D.M. e A.C., che a vario titolo hanno lavorato con la giovane chirurga, l’uno all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, l’altro al Santissima Annunziata di Sulmona, dà la possibilità al consulente del pm Antonietta Picardi, il dottor Domenico D’Orazio, di visionare il contenuto di ciò che la Ricca ha memorizzato sul proprio personal computer, sulle chiavette usb e sul telefonino cellulare, prima di suicidarsi, impiccandosi nel balcone di casa, nella zona della Villa Comunale.
Sarà molto probabilmente il contenuto dei dispositivi a indirizzare definitivamente l’inchiesta.






