L’AQUILA – Riceviamo da Alfonso De Amicis, storico esponente aquilano della sinistra di classe e promotore, insieme a Tina Massimini, Liduina Cordisco e Roberto Santilli, del Comitato Popolare per la difesa del Sistema Sanitario Nazionale nato recentemente all’Aquila.
Difendere la Sanità Pubblica è una necessità. Occorre rilanciare il ruolo dello Stato come elemento fondante della legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale voluta da Tina Anselmi nel 1978. La regionalizzazione ha accelerato es accresciuto la frantumazione di quella che una volta era la struttura del nostro Ssn, e, nonostante i tanti tagli finanziari, il deficit non è mai diminuito.
La sanità appaltata al “Terzo Settore” ha dato il peggio di sé ed ha manifestato la sua inconsistenza negli anni della pandemia Covid-19.
Infatti, nei mesi di forte emergenza sanitaria, è parsa chiaro a tutti la fragilità di una struttura che aveva subito da troppi anni processi di “pianificazione economica”: taglio dei posti letto, abbandono della Medicina territoriale, insensato blocco del turn over che ha determinato una voragine nelle piante organiche di tutti gli ospedali del territorio nazionale, generando lunghissime liste di attesa e incentivando la cessione al privato di ampi pezzi di attività.
Ci siamo illusi che la pandemia Covid-19, con il suo carico di contagi e di morte, con la strage silenziosa degli anziani nelle Rsa e con la crisi economica conseguente al blocco più o meno totale di molte attività produttive, potesse essere l’occasione per porre al centro dell’agenda politica la necessità di ripensare l’intero sistema, in un’ottica di diritto alla salute per tutte e per tutti.
Tanto più urgente considerato che in Italia sono circa 12 milioni i cittadini che non possono più permettersi di curarsi.
Ci siamo illusi che fosse ormai evidente che investire nella sanità pubblica equivale a “creare valore” per la collettività e che fosse arrivato finalmente il tempo per rimettere in discussione tutto l’impianto di privatizzazioni ed esternalizzazioni verso il privato finanziato con le risorse pubbliche: di fatto le strutture private, ampiamente sovvenzionate, hanno scelto gli ambiti più redditizi in cui operare lasciando alle strutture pubbliche tutti quei settori non utili al loro profitto, arrivando però a tirare fuori dal cilindro i Pronto soccorso a pagamento, qualcosa di propedeutico alla americanizzazione – cioè alla privatizzazione – anche di ciò che oggi non è ancora totalmente e tecnicamente impostato per fare quattrini.
Ci siamo illusi che, alla retorica del personale sanitario incensato quale eroe dei tempi moderni che, con straordinaria dedizione si è prodigato lavorando con armi spuntate contro il Covid-19, seguisse il riconoscimento della dignità e della professionalità sul piano economico, certo, ma non solo. Invece, niente.
Neppure nella agenda di questo governo non c’è un reale cambiamento di rotta, ma solo toppe ad un sistema asfittico che non riesce più a garantire il Diritto alla Salute come invece è sancito dalla nostra Costituzione purtroppo divorata dai Trattati europei e dalle indicazioni mortali che arrivano dal sistema anglo-americano.
Nella nostra Sanità aquilana, intanto, con il suo vasto territorio appenninico, esistono tuttora i limiti previsti nella spesa corrente, ancora sussiste la mancata rimozione dei vincoli che limitano le assunzioni stabili e sembra utopico sperare in una fattiva cooperazione tra i Ministeri per adeguare l’offerta formativa universitaria alle diverse esigenze della popolazione.
Ormai curarsi è diventato davvero un lusso. Lunghe liste di attesa per le visite ambulatoriali, per le indagini diagnostiche e per le prestazioni legate alla prevenzione inducono i cittadini a rivolgersi al privato oppure a rinunciare!
Per questo ci mobilitiamo: vogliamo assunzioni vere, vogliamo investimenti concreti e continuativi, vogliamo l’applicazione di un unico contratto di lavoro che sia dignitoso per tutti coloro nel campo sanitario, vogliamo la re-internalizzazione dei servizi esternalizzati, vogliamo il ritorno ad un Sistema sanitario nazionale pubblica.






