L’AQUILA – Qualcuno dice che per la sanità “servono soldi” ma “le Regioni non hanno ancora speso i soldi sulle liste d’attesa dati dal governo precedente”.
Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo a Firenze all’iniziativa del centrodestra toscano ‘Due anni di governo Meloni. L’Italia torna a correre’.
Commentando le parole del governatore della Regione Toscana, Eugenio Giani che ha accusato il governo di non aver messo soldi a sufficienza nell’ultima manovra in favore della sanità: “Dico a Giani che le Regioni devono spendere bene i soldi che hanno e che gli sono stati dati, in maniera chiara, e poi si vede”, ha ribadito Schillaci.
E ancora: “Se vogliamo che il nostro sistema sanitario, che è modello, rimanga universalistico come è, dobbiamo investire in prevenzione. Gli italiani devono vivere non solo di più ma meglio. Dobbiamo puntare sulla prevenzione fin dai primi anni, nelle scuole”.
“Questo governo ha messo al centro del dibattito il tema della sanità. Veniamo da una stagione decennale di tagli” mentre “la spesa sanitaria continua a crescere con questo governo. Nessun governo ha messo 5,1 miliardi in più sulla sanità italiana. Non è un problema solo di soldi ma di saperli spendere bene”.
Per Schillaci “dobbiamo avere un progetto, non soluzioni tampone ed è quello che stiamo facendo. Un esempio è la legge sulle liste di attesa, mai nessun governo ci aveva messo la faccia con un provvedimento del genere”.
Dichiarazioni che arrivano dopo la lettera inviata nei giorni scorsi dallo stesso ministro al presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga: “A fine anno sarà online la piattaforma che ci permetterà finalmente, per la prima volta, di monitorare l’andamento in tutta la nazione delle liste di attesa: non è oggettivamente più sostenibile che ci siano ancora Regioni che non spendono o non sono in grado di spendere quanto affidato loro proprio sul capitolo delle liste d’attesa. Questa è la battaglia più importante, sia per curare efficacemente chi soffre e sia per investire sul benessere di tutti attraverso gli screening periodici”.
Un annuncio rivolto anche ad una regione, l’Abruzzo, già alle prese con un difficile risanamento del deficit delle quattro Asl, che senza interventi potrebbe arrivare a quasi 200 milioni, e che invece andrà contenuto a 130 milioni circa, per poi abbatterlo ulteriormente facendo leva sulle risorse del Fondo sanitario regionale. E dove a giugno è stata avviata una inchiesta della Procura di Pescara, che poi si è estesa anche a Chieti e Teramo, per ora contro ignoti, e focalizzata sulle “pre-liste di attesa”, considerate “pratica illegale”, con il sequestro di una copiosa documentazione nelle sedi delle Asl, dell’assessorato e del dipartimento alla salute della Regione, che hanno la responsabilità diretta delle liste di attesa e dell’Agenzia sanitaria regionale.






