PESCARA – Sarà il giudice per l’udienza preliminare a decidere se i tre imputati coinvolti nell’inchiesta sulle liste di attesa alla Asl pescarese dovranno essere processati. Lo riporta il Centro. Chiesto il rinvio a giudizio per l’attuale direttore generale Vero Michitelli, per l’ex Vincenzo Ciamponi e per il funzionario della stessa Asl, Bruno Ciuca.

I due vertici che si sono succeduti alla guida dell’Azienda devono rispondere di omissione di atti d’ufficio, mentre tutti e tre rispondono del reato di falso. Una inchiesta che dovrebbe far luce e chiarire le lunghe attese cui devono sottostare i cittadini che si rivolgono alla struttura pubblica per eseguire esami e accertamenti molto spesso urgenti, e che sono invece costretti ad attese di mesi. Ed è proprio su questo aspetto che si apre l’imputazione mettendo  in evidenza che Ciamponi prima (in carica fino a luglio del 2023) e Michitelli dopo (in veste prima di direttore amministrativo e successivamente di direttore generale da settembre del 2023), «indebitamente rifiutavano il compimento di atti del loro ufficio che dovevano invece essere assunti senza ritardo».

Quelli che dovevano essere rispettati erano i tempi massimi di attesa (Tma) per le prestazioni terapeutiche e diagnostiche sanitarie, «nonché l’obbligo, in caso di superamento dei Tma, di predisporre le misure necessarie a garantire il servizio».

I due massimi dirigenti avrebbero «violato il divieto di sospensione delle attività di prenotazione delle prestazioni medesime e disponevano l’inserimento dei richiedenti, per i quali l’Azienda non era in grado di garantire il rispetto dei Tma, nelle così dette “pre-liste”, così estromettendoli dal novero dei prenotati a data certa, con la prospettazione che sarebbero stati chiamati soltanto nel caso in cui un posto di lista compreso nel Tma si fosse liberato; così rifiutando all’assistito la conoscenza del tempo di attesa e l’erogazione stessa del servizio sanitario, rimesso, in tal modo, ad una eventualità spesso destinata a non maturare mai.