L’AQUILA – “I lavori non partivano, le aziende fallivano e ho dovuto fare tutto io perché i cittadini venivano da me, questa è la verità”.
Risponde così, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, con rabbia ma anche con una sorta di slogan che già in passato ha ripetuto, all’articolo di AbruzzoWeb che ha portato alla luce i dettagli delle accuse che gli vengono rivolte negli ultimi sviluppi di una lunga e complessa inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo.
Sulla scorta di intercettazioni telefoniche, il sindaco è indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, in due casi, uno tentato e l’altro consumato secondo le accuse del pm Stefano Gallo, nel secondo assieme al funzionario comunale Fabrizio De Carolis.
Nel primo tentativo di induzione, non riuscito, Cialente avrebbe telefonato all’avvocato di un Consorzio di 178 appartamenti, Egidio Rosati, per caldeggiare l’assegnazione di lavori in subappalto all’imprenditore Eliseo Iannini, rimasto poi senza quella commessa. Iannini che era stato indagato in una prima fase assieme a un altro imprenditore, Piergiorgio Ruggieri, ma per entrambi è stata chiesta l’archiviazione.
Nel secondo caso, quello andato a segno, Cialente avrebbe chiamato De Carolis per ottenere lo sblocco del pagamento di stati di avanzamento dei lavori (Sal) alle società Palomar e Consta che stavano ricostruendo il cosiddetto condominio Cappelli. Una parte, quella dei Sal, ritenuta centrale nell’inchiesta.
Il pm Gallo accusa Cialente di aver indotto De Carolis al rilascio dei necessari nulla osta per erogare i quattrini dei Sal II (Consta Spa, per 1,7 milioni di euro), III e IV (Palomar Srl, che ha rilevato le commesse di Consta tra le polemiche come già raccontato da AbruzzoWeb, per complessivi 972 mila euro).
Il tutto sarebbe avvenuto, come raccontano le carte processuali, “mediante l’artifizio di considerare il III Sal quale I Sal di Palomar Srl, non necessitante quindi dell’attestazione di avvenuto pagamento dei fornitori-subappaltatori del Sal precedente”.
Secondo quanto accertato dagli investigatori, infatti, fino a quel momento Consta non aveva ancora saldato fornitori-subappaltatori relativamente al Sal numero II mentre il Comune non aveva rilasciato i nulla osta per difetto di requisiti, ovvero non c’era la certezza della corresponsione del dovuto.
Un fenomeno, questo dei mancati pagamenti, che si è diffuso a macchia d’olio fino a esplodere addirittura con rivolte pubbliche dei piccoli imprenditori dinanzi all’allora Municipio di Villa Gioia.
Inoltre, dopo l’apertura della procedura di concordato di Consta, l’ufficio legale del Comune aveva dato parere negativo alla liquidazione del Sal in assenza di quella certezza, come comunicato anche all’ufficio Ricostruzione privata.
In ultimo, il legale del condominio “Cappelli” aveva diffidato il legale della Palomar Srl ad avanzare richieste di liquidazione dei Sal sempre non essendoci certezze sugli avvenuti accrediti di denaro a fornitori e subappaltatori. Di qui la “forzatura” a partire da quella telefonata intercettata.
Il sindaco rigetta con ira anche questa seconda accusa, assicurando di aver agito, come d’altronde ribadito anche sulle reti sociali, “solo nell’interesse della città”.
Cialente evoca anche lo spettro di una motivazione politica dietro le accuse che lo riguardano, ossia che qualcuno, non meglio specificato, “non abbia gradito” la proroga di un anno dei vertici in scadenza della società idrica Gran Sasso Acqua, il presidente Americo Di Benedetto e il vice Salvatore Santangelo. Ma il primo cittadino non si addentra ulteriormente nella contestazione.
Cialente ne ha anche per AbruzzoWeb. “Il vostro titolo è falso, non ho mai detto di far lavorare Iannini né di pagare Consta, quella parola per me è solo una voce del verbo constatare”.
Pur comprendendo comunque l’amarezza del sindaco, a prescindere da quali saranno gli esiti dell’indagine, questo giornale non può che rigettare le accuse di falsità e ribadire, semmai, la veridicità di quanto pubblicato sulla base di proprie fonti giudiziarie.
Intanto anche l’avvocato di Cialente, Carlo Benedetti, che è anche presidente del Consiglio comunale, in uno status su Facebook si è lamentato perché ritiene “curioso che alcuni giornalisti riferiscano pubblicamente, con dovizia di particolari, di intercettazioni di ipotetiche conversazioni fra il primo cittadino e terzi che io, in qualità di difensore dell’indagato, ancora non visiono e che, dunque, non conosco non avendo ancora pagato, tra l’altro, i diritti di cancelleria per estrarre le copie degli atti!”.
Fu una “alta personalità politica del medesimo partito” a caldeggiare al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, i contatti con l’impresa Palomar Srl, subentrata a Consta Spa in un numerose commesse di ricostruzione post-terremoto, spesso tra le polemiche dei proprietari.
Ad affermarlo sono le carte dell’inchiesta che vede indagato il primo cittadino per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, per due fasi, uno solo tentato e l’altro riuscito.
Quest’ultimo episodio riguarda proprio la vicenda Palomar-Consta, cui, secondo le accuse del pubblico ministero Stefano Gallo, Cialente avrebbe provocato lo sblocco di pagamenti di opere in corso, i cosiddetti stati di avanzamento dei lavori (Sal), chiedendo “un’accelerazione” per saldare almeno “la metà” come appreso dagli inquirenti grazie a intercettazioni telefoniche.
Cialente, secondo i pm, si è mosso proprio “in virtù dei rapporti” con quella alta personalità politica del Partito democratico, non indagata e nemmeno citata per nome tra le carte, “che gli aveva inviato i legali della Palomar Srl”.
All’altro capo del telefono a parlare con Cialente c’era il funzionario comunale dell’ufficio ricostruzione Fabrizio De Carolis, dell’ufficio Liquidazione contributi, indagato con le stesse accuse del sindaco.
Il pagamento sarebbe avvenuto grazie a un espediente, dal momento che mancavano le prove, ovvero le certificazioni, che Palomar e Consta avessero a loro volta liquidato fornitori e subappaltatori, condizione indispensabile per accedere alle successive tranche del finanziamento della ricostruzione pubblica.
Il terzo Sal di Consta è stato taroccato come fosse il primo di Palomar, e il primo step è l’unico in cui non occorre dimostrare di aver pagato le ditte a ricasco per poter incassare. (alb.or.)
Sindaco, può spiegare la telefonata per caldeggiare i lavori al Consorzio 201 in cui lei chiede all’avvocato Rosati: “Ma allora perché non fate lavorare Iannini?”.
Non ho mai chiesto un appalto per Iannini, chiedevo solo perché non si partisse con la demolizione: di tutta la periferia, ancora oggi solo quei 201 appartamenti sono ancora lì. Per quel complesso ricordo che la Protezione civile fece un testo ad hoc, c’era una proprietà indivisa, non avevano comprato il terreno, ci furono litigate terribili tra condomini che venivano nel mio ufficio. Ero un punto di riferimento dei cittadini disperati e io ho semplicemente detto al telefono se volessero partire o no perché c’era una lentezza esasperante. A un certo punto sembrava che io avessi casa lì! Che cosa abbia poi fatto l’avvocati Rosati io non lo so.
Lei lo ha rivendicato anche su Facebook, di avere avuto un ruolo attivo…
C’erano anche 60 appartamenti contesi, loro dicevano fossero di loro proprietà, noi dicevamo del Comune. Chiamai io questi signori a dire il Comune vi deve dei soldi, con quelli acquisirono la proprietà del terreno che non era loro, grazie al sottoscritto che fece le trattative siglarono la transazione con gli eredi De Nardis. Se queste sono le accuse, potrò essere indagato su altre tantissime situazioni per essermi fatto carico di questi problemi.
Per quanto riguarda, invece, la telefonata a De Carolis per sbloccare il pagamento dei fondi dello stato di avanzamento dei lavori alle imprese Palomar-Consta in cui lei pretese “un’accelerazione” e che il funzionario pagasse “almeno la metà”?
Come tante altre imprese, vennero e mi dissero abbiamo il problema dei Sal. Ne vengono in continuazione, l’ultimo qualche giorno fa, un notissimo imprenditore di un’associazione di imprenditori mi ha chiesto di accelerare perché se non arrivano Sal, dato che ci sono tantissime scadenze, alcune imprese potrebbero fallire. Spesso chiamo e chiedo di vedere, anche stavolta ho chiamato l’assessore e chiesto di accelerare. Solo questo ho fatto, per averne in cambio che cosa?
Veniamo al rapporto tra lei e l’imprenditore Iannini evidenziato dal pm nella parte in cui, comunque, non ravvisa reati. Può spiegare la vicenda dei lavori in casa?
Casa mia non è l’Opera di San Pietro, chiaro? Quella è una vicenda chiusa, Iannini non ha mai messo piede a casa mia come imprenditore, né lui né i suoi operai. Una volta sola un suo operaio, anzi, un autista, mi disse che mi avevano procurato un danno con la caduta di un ramo e che si doveva rifare una ringhiera di 4 metri, ma oggi è ancora rotta.
L’impegno riscontrato dagli inquirenti a far sospendere a Iannini una cartella Tarsu?
Un’altra vicenda strana. Io ho presentato un esposto in procura perché erano spariti atti comunali sulla vicenda, ho mandato gli atti per indagare, che cosa successe in quei giorni? L’ho fatto perché il garante del contribuente della presidenza del Consiglio mi aveva chiesto per due volte di annullare in autotutela. Ho chiamato i dirigenti e chiesto loro che cosa si dovesse fare. In quel periodo ero stato condannato dalla Corte dei conti, i dirigenti mi hanno risposto che non si doveva fare nulla, così ho mandato tutto alla procura. Peccato che anziché indagare negli anni di Tempesta, Placidi e Cervellini abbiano indagato su di me.
C’è poi la vicenda della transazione per chiudere la querelle sulla mai realizzata metropolitana di superficie…
La storia della metro l’hanno seguita tre consulenti e anche il vice sindaco, Nicola Trifuoggi: se si dovesse fare una transazione o se non si farà mai lo decideranno i tribunali. Dico solo che, se perdiamo in giudizio, facciamo la fine del megaparcheggio di Collemaggio, dai 4 milioni di dieci anni ora ne serviranno 15 per chiudere i giochi. Della metro, oggi, non posso smantellare neanche un palo e anche coprire i binari con l’asfalto è stato un rischio perché non è chiaro di chi siano: avrò fatto 10 anni da sindaco e non sarò riuscito a toglierne neanche uno. Forse fra vent’anni si leveranno, intanto mi hanno fatto la guerra.
Quando ci sono state inchieste giudiziarie sul Comune lei spesso ha evocato motivazioni politiche. Questa volta?
Qualcuno si è molto arrabbiato per quanto successo in Gran Sasso Acqua l’altro giorno. Chi è? Non lo so. Dico solo che non mi devono far arrabbiare, i giochini non mi piacciono. Altrimenti ci arrabbiamo, come Bud Spencer.
Le elezioni 2017 c’entrano qualcosa?
Penso proprio di sì.






