L’AQUILA – Antonio Di Muzio, giornalista aquilano del quotidiano Il Messaggero, fa il suo esordio come scrittore grazie a una pubblicazione ambiziosa e costruita in tanti anni di lavoro, Il teatro all’Aquila e in Abruzzo. Tsa, Cronaca e Storia edito da Ricerche&Redazioni di Teramo.
L’opera è monumentale, 688 pagine, 60 foto storiche, introduzione a opera di Dacia Maraini che commenta nel retro copertina “Una pubblicazione molto utile. Anzi direi necessaria”.
‘Polarville’, libreria cult dell’Aquila, è il luogo scelto per ospitare e presentare il libro, un lavoro durato quasi 15 anni, a detta dello stesso scrittore, che ha saputo pazientemente ricostruire una storiografia del teatro in Abruzzo e del Tsa dell’Aquila in particolare.
La prefazione è del professor Ferdinando Taviani, storico professore della facoltà di Lettere dell’Università dell’Aquila, ma non basta, altri nomi prestigiosi hanno contribuito alla realizzazione di questo volume, come Eugenio Barba , Antonio Calenda, Raffaele Colapietra, Alessandro Preziosi, Fabrizio Pompei e Umberto Dante.
“Ho cercato di fare un’utopia, una raccolta di sogni, il teatro non esiste, infatti, è in quel momento e basta – spiega l’autore ad AbruzzoWeb – Il teatro pubblico è pedagogico e il pubblico deve essere educato, il teatro pubblico deve essere sostenuto infatti dal pubblico non dagli enti pubblici”.
Viene da sé chiedersi qual è il fil rouge di questa storia? L’autore spiega come “tutto ebbe inizio con Peppino Gianpaola, all’inizio si appoggiò a Corpicelli e sua moglie Maria Signorelli, burattinai d’eccellenza; Poi ci fu l’epoca dell’avanguardista Fabiani e infine l’ingresso del genio Centofanti – ricorda ancora – All’epoca il presidente del Tsa era Fortunato Federici, potente famiglia dell’Aquila”.
Di Muzio racconta come Calenda, noto contestatore e avanguardista, portò sul palco nomi noti ora, ma all’epoca giovani e sconosciuti come Mariangela Melato, Gigi Proietti, Giancarlo Giannini e Michele Placido.
Passò alla storia per esempio “la rappresentazione della Passione che verrà riproposto quest’anno per la Perdonanza celestiniana, mentre il Dio Kurt, che suscitò scandalo e indignazione all’epoca, fu rappresentato all’Aquila con un interesse fuori dal comune, basti pensare che in città in quei giorni c’erano più di 20 testate giornalistiche provenienti da tutto il mondo. Lo spettacolo La Passione fu esportato anche in Canada e in Australia”, racconta entusiasta lo scrittore.
Nel passare alla rassegna i tempi d’oro, Di Muzio parla alla sua platea raccontando come un tempo il teatro Tsa fosse la seconda casa di Carmelo Bene e invece poi si è arrivati a un’epoca in cui “se tu come direttore artistico del Tsa mi piazzi Franco Ricordi…” lasciando la domanda appesa ma la risposta di chiara deduzione.
Sottolinea poi che adesso la direzione artistica è stata affidata ad Alessandro D’Alatri, che gode di ottima stima dallo star system teatrale e questo può far tirare un sospiro di sollievo.
Da primavera il libro verrà presentato anche al di fuori dei confini regionali, il prossimo appuntamento sarà al teatro Marrucino di Chieti, sabato 7 marzo alle 16.



