L’AQUILA – Sindaci del ‘cratere’ in fermento questa mattina all’auditorium di palazzo Silone all’Aquila.

I primi cittadini si sono riuniti in conclave alla presenza di alcuni parlamentari abruzzesi per discutere del testo del maxi emendamento per la nuova legge sul terremoto in Abruzzo.

Fortissimi dissensi e malumori sul provvedimento di legge nel corso dell’incontro, durante il quale sono emersi particolari sul nuovo assetto della governance come le indennità per i due responsabili degli uffici speciali di coordinamento, cui vengono riconosciuti 200 mila euro annui a testa.

Alla riunione presenti parlamentari e senatori del Pd, Giovanni Lolli e Giovanni Legnini, del Pdl, Paola Pelino, Filippo Piccone e Fabrizio Di Stefano, e Alfonso Mascitelli dell’Idv.

“C’è poco tempo per modificare il decreto, bisogna stilare una lista di priorità delle esigenze”, ha fatto notare Lolli. Di “situazione grottesca” ha parlato Piccone, facendo notare che “in due ore dovremmo decidere il futuro del territorio. Il provvedimento va stralciato e il ministro Barca deve sedersi con i sindaci”, ha aggiunto. Lapidario Di Stefano: “No alle elemosine”.

Finito l’incontro, i sindaci si sono chiusi in conclave tra loro per stabilire una linea comune. (red)

DIPENDENTI COMUNE L’AQUILA: “NOI BEFFATI”

“Sconcerto e profonda delusione per l’eliminazione della norma sulla possibilità  di scorrere le graduatorie dei 47 idonei dei concorsi interni per le progressioni verticali dal testo finale della proposta di legge sulla ricostruzione, licenziata dal Consiglio dei Ministri”.

È quanto si legge in una nota dei lavoratori di ruolo del Comune dell’Aquila firmata dal segretario regionale Uil-Flp Fabio Frullo, che circa un mese fa aveva proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti risultati vincitori di un concorso interno per progressione verticale senza mai però ottenere l’effettivo avanzamento di carriera.

“Finalmente – scrive – dopo varie ordinanze post sisma in cui si erano privilegiati solo contratti di collaborazione con chiamate dall’esterno, conversioni di tali contratti in rapporti di lavoro subordinato a tempo determinato (finora, senza alcuna procedura selettiva), costituzioni di uffici speciali, consulenze e così via, era arrivato un giusto riconoscimento per i dipendenti di ruolo del Comune”.

“Nella bozza della proposta di legge per la ricostruzione dell’Aquila – prosegue – era stata inserita, all’art. 4, la norma che autorizzava il Comune a scorrere le graduatorie dei dipendenti giudicati idonei ai concorsi interni delle progressioni verticali tenutesi nel 2010. Parliamo di lavoratori che hanno servito con impegno l’ente prima e dopo il terremoto e che, a poche ore o a pochi giorni dal sisma, si sono responsabilmente messi a disposizione dei cittadini, assumendosi delle responsabilità ben al di sopra della loro categorie e del loro mansionario”.

“Tale norma – sottolinea Frullo – aveva ricevuto il via libera dal comitato ristretto che ha effettuato l’esame preliminare della proposta di legge per la ricostruzione dell’Aquila, dopo assicurazioni a vario titolo fornite anche a questo sindacato.

“Invece, con grande rammarico, la norma predetta è stata stralciata dal testo finale licenziato dal Consiglio dei ministri e pronto per avviare l’iter parlamentare per l’inserimento nella legge di conversione del decreto sulla crescita”.

“Questa ennesima beffa non può essere tollerata. La spesa risibile per gli inquadramenti dei 47 dipendenti comunali, a fronte dei milioni di euro che lo Stato dovrà impegnare per pagare i nuovi assunti, doveva fugare ogni dubbio sulla legittimità e l’opportunità di tale operazione”.

“Con una lettera inviata al ministro Barca e al sindaco Cialente è stato chiesto di provvedere al reinserimento della norma predetta nella proposta di legge che domani avvierà l’iter parlamentare, fornendo anche la disponibilità a un incontro per approfondire tali tematiche”.

“In caso non dovessero emergere soluzioni positive a tale incresciosa vicenda, non resterà altra strada che attuare quelle forme di lotta che la legge consente e che finora, quale segno di disponibilità, sono ferme allo stato di agitazione, proclamato nel mese di giugno”.