L’AQUILA – “La legge per la ricostruzione della città dell’Aquila e dei Comuni del cratere costituisce un’occasione fondamentale ai fini della programmazione delle risorse e degli interventi necessari per i prossimi anni, che saranno cruciali. Per questa ragione il Consiglio comunale, che verrà convocato in seduta straordinaria aperta su tale, importante argomento, non potrà essere chiamato per una mera ratifica a cose fatte. Dovremo invece avere preventivamente la bozza del testo in modo da poter intervenire con proposte ed emendamenti”.

Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio comunale Carlo Benedetti, rivolgendosi indirettamente alla senatrice Stefania Pezzopane che sta coordinando la stesura del testo rinnovato da presentare poi al sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Paola De Micheli per farne un decreto legge entro maggio.

“Una questione, in particolare – ha proseguito Benedetti – chiedo con forza, fin da ora, che venga regolamentata. Riguarda la doverosa tutela delle piccole imprese e degli artigiani locali, cui va garantita, come avvenuto in Emilia su iniziativa del presidente Errani, una quota di riserva pari al 40 per cento sugli appalti”.

Secondo il presidente del Consiglio, “è inammissibile, infatti, che non venga assicurata la giusta priorità alle maestranze locali. Così come è assurdo che, nel cantiere più grande d’Europa, le imprese aquilane siano in perenne affanno e gli operai edili restino disoccupati – sottolinea – Una situazione, peraltro, ben fotografata dai dalle statistiche, che registrano un aumento esponenziale, nella nostra città, delle ore di cassa integrazione, proprio nel settore edile”.

“Un paradosso, un controsenso che va risolto in sede di elaborazione del testo di legge, inserendo una norma che, peraltro, non sarebbe incostituzionale, dal momento che andrebbe inquadrata nell’ottica degli incentivi all’economia”, prosegue ancora.

“La ricostruzione dell’Aquila – ha concluso il presidente – rappresenta senz’altro una grossa occasione per smuovere la stagnante economia nazionale e regionale, ma non si può accettare che, in termini di risorse, poco o nulla resti alla nostra città”.