Vincenzo D’Ercole

D’Ercole, che è anche vicepresidente dell’associazione di Comuni ALI Abruzzo, ha detto: “I cinque Comuni in cui ricade l’Istituto comprensivo Valle del Fino erano sino a qualche mese tutti montani. Con la nuova legge e la nuova classificazione, tre di questi – Montefino, Castiglione Messer Raimondo e Castilenti – andranno a perdere lo status e conseguentemente la possibilità di creare classi con dieci alunni. L’Ufficio scolastico regionale mi ha assicurato che questo non accadrà per quanto riguarda l’anno scolastico 2026/2027, visto che gli organici sono stati già formati, ma avverrà l’anno successivo, il 2027/2028: se la legge non cambierà saremo obbligati a fare classi da almeno quindici alunni e conseguentemente ci saranno pluriclassi, visto che ci sono sufficienti risorse umane. E’ una situazione persino paradossale: parliamo di una scuola che ricade in cinque comuni, ma in due di questi ci saranno condizioni più favorevoli degli altri tre. E’ un esempio concreto delle distorsioni che crea la nuova classificazione: chiaro che l’obiettivo primario è cancellarla, ma in alternativa almeno si salvino agevolazioni così vitali per le nostre comunità”.
Alla base della questione posta davanti al Tar Lazio vi è una critica alla nuova classificazione riduce la “montanità” a “una questione meramente altimetrica, fondata quasi esclusivamente su parametri come l’altezza sul livello del mare e la pendenza del territorio. Una scelta che, secondo i Comuni ricorrenti, non è in grado di rappresentare la realtà concreta delle aree interne e appenniniche del Paese, dove la condizione di svantaggio non dipende soltanto da fattori geografici, ma da elementi ben più complessi e rilevanti: la distanza dai servizi essenziali, le difficoltà di accesso a sanità e istruzione, la fragilità delle infrastrutture, lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione. Ignorare questi fattori significa produrre una classificazione che non fotografa il territorio, ma lo distorce, generando disparità evidenti tra Comuni con caratteristiche simili trattati in modo completamente diverso”.
“La perdita dello status di “comune montano”, inoltre, non rappresenta un semplice mutamento formale, ma comporta conseguenze concrete e immediate. I territori esclusi rischiano di perdere accesso a risorse fondamentali per lo sviluppo, a incentivi per le imprese e per i giovani, a strumenti di sostegno alla residenzialità e alla natalità. Ancora più preoccupanti sono gli effetti sui servizi pubblici essenziali, a partire dalla scuola, come si vede nel caso denunciato dal sindaco D’Ercole. Si può arrivare in alcune circostanze al rischio di chiusura dei plessi”.