L’AQUILA – Colpi di scena con la rottura del fronte Pd-Fi sulla riforma della legge elettorale, e grande incertezza sul buon esito dei tanti provvedimenti che le forze politiche vogliono licenziare domani, nell’ultimo Consiglio utile prima della scioglimento, in seguito alle dimissioni, date per imminenti, del governatore-senatore del Pd, Luciano D’Alfonso, dichiarato incompatibile dalla Giunta per le elezioni del Senato.
Ed ancora 500 emendamenti, molti ostruzionistici, pochi di contenuto, con sullo sfondo, secondo i rumors girati negli ambienti politici, di manovre per le prossime elezioni, in particolare, per creare da parte del centrosinistra delle condizioni per la candidatura alla presidente del vice presidente del Csm (Consiglio Superiore della Magistratura), Giovanni Legnini, in scadenza nella prossima metà del mese di settembre.
È l’epilogo della prima maratona di questo fine legislatura anticipata.
La commissione Statuto, al lavoro da ieri mattina, che sta esaminando la riforma elettorale proprio in chiusura di legislatura, ieri sera è stata aggiornata ed è ripresa alle 9 di questa mattina.
L’orario d’inizio della seduta del Consiglio regionale è stato modificato questa mattina e spostato prima alle ore 15 e poi alle 17,30, poi ancora alle 19,30 proprio per “i lavori ancora in corso delle Commissioni, che stanno esaminando importanti leggi a favore dei cittadini e del territorio regionale”. Ne ha dato comunicazione in Aula il presidente Giuseppe Di Pangrazio.
Il rinvio è stato necessario dopo che il consigliere regionale pentastellato Riccardo Mercante ha posto l’accento sulla impossibilità di proseguire i lavori, come avrebbe voluto il presidente, Sandro Mariani, capogruppo del Pd, perché dipendenti del consiglio non possono per legge superare le 13 ore.
Ma la giornata di oggi, convulsa e tesa, ha sancito la rottura tra Pd e Forza Italia con gli azzurri che hanno presentato insieme a Movimento cinque stelle circa 500 emendamenti.
A far saltare il banco dopo le accuse di inciucio un emendamento presentato dalla maggioranza di centrosinistra che prevede l’allungamento da 7 giorni a 60 dei termini entro cui sindaci e funzionari pubblici soggetti nella cosiddetta legge anti sindaci che volessero candidarsi alle elezioni, presentino le dimissioni dalla carica.
Mariani ha sottolineato che il provvedimento e’ stato sollecitato da un parere dell’Anci. Questo mentre nei corridoi Forza Italia e Movimento cinque stelle hanno motivato la presentazione della norma per candidare Legnini con il centrosinistra che ha replicato che gli azzurri non vogliono l’allungamento per stoppare la candidatura alla presidenza del sindaco di Chieti, Umberto Di Primio.
Il provvedimento votato a maggioranza tra le polemiche è collegato dalla cosiddetta surroga, “norma a costi invariati”, per i consiglieri regionali nominati assessori che cederebbero il seggio in assemblea ai primi dei non eletti qualora entrassero in giunta, pur mantenendo lo scranno da consigliere nel caso in cui dovessero essere estromessi dall’esecutivo con la new entry che uscirebbe.
“Nella riforma noi abbiamo fatto un discorso politico – ha spiegato il capogruppo azzurro Lorenzo Sospiri -, il centrosinistra con i termini delle dimissioni dei sindaci sta facendo un discorso di convenienza politica. Non ci stiamo, per noi salta ogni accordo, faremo ostruzionismo perché non passi nulla”.
Mercante ha spiegato che il M5S è contrario a toccare la legge elettorale a fine legislatura sia come principio che come contenuti, “faremo opposizione senza se e senza ma”.
Secondo il consigliere azzurro Mauro Febbo, “domani in consiglio regionale sarà un’altra Caporetto per il centrosinistra”.
Nella proposta di riforma è previsto l’innalzamento delle soglie di ingresso, da 2 in coalizione e 4 per i partiti che corrono da soli, a 4-8, il cambiamento sui calcoli per i seggi dei partiti delle coalizione perdenti e la previsione della elezione anche per il candidato alla presidenza della coalizione che arriva terza.
Domani è prevista l’ultima seduta del consiglio regionale che poi si scioglierà in seguito alle dimissioni del governatore-senatore Pd, Luciano D’Alfonso, che ha ricevuto l’ultimatim di optare entro tre giorni dal ricevimento della comunicazione ufficiale della giunta per le elezioni del senato.
Una giornata che si è svolta in un clima di caos, iniziata stamane con la commissione Bilancio che ha licenziato all’unanimità il Pdl sulla Nuova Pescara e sull’Aquila capoluogo in seguito alla quale hanno mostrato soddisfazione il consigliere pentastellato Riccardo Mercante e il consigliere del Pd, l’aquilano Pierpaolo Pietrucci.
Ma le attenzioni sono incentrate sui lavori della commissione Statuto che per volontà della maggioranza di centrosinistra e Fi sta operando per approvare una mini riforma elettorale, manovra che ha fatto gridare allo scandalo e “all’inciucio tra Pd e Fi” le opposizione del movimento cinque stelle e anche parte del centrosinistra.
“Inciucio” attributo dalla Lega all’alleato forzista in una nota di ieri nella quale ancora una volta si è messo in discussione l’unità del centrodestra alle prossime elezioni regionali.
La mini riforma prevede, per l’ingresso nel parlamento abruzzese, uno sbarramento dell’8 per cento per i partiti che corrono da soli e del 4 per cento per quelli che sono in coalizione, questo modificando l’attuale 2 e 4 per cento: inoltre, nel pdl c’è il cambiamento sui calcoli per i seggi dei partiti delle coalizione perdenti.
Iniziati alle 12 in una clima di confusione e tensione, i lavori della commissione Statuto chiamata all’esame della riforma di alcuni temi legati alla legge elettorale, tra cui lo sbarramento per entrare all’Emiciclo, sono stati sospesi diverse svolte.






