L’AQUILA – L’ipotesi di nuova legge elettorale è “un pasticcio” e il ridisegno dei collegi in Abruzzo “non ha alcun senso”, ed è “paradigmatico di ciò che sta avvenendo a livello nazionale, ogni giorno un piccolo emendamento per aggiustare qualcosa o qualcuno”.
Il professor Fabrizio Politi, ordinario di Diritto costituzionale e Istituzioni di diritto pubblico all’Università dell’Aquila, boccia la proposta di nuovo sistema elettorale che dopo l’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera, approda oggi in Aula a Montecitorio.
“Da quello che sento e che si legge – dice – questa proposta non ha nulla a che vedere con il modello tedesco, che è proporzionale, a prescindere dal fatto che poi funziona con il bipolarismo perché ci sono due grandi partiti che mantengono questa forza. In Germania ci sono stati anche governi monocolore, ma generalmente sono governi di coalizione, il sistema è proporzionale con le liste bloccate, non hanno le preferenze. Il modello che sta invece emergendo in Italia è a collegi uninominali, quindi sembra si torni al Mattarellum (il sistema misto introdotto nel 1993, ndr) e non si capisce ancora bene come avvenga il recupero proporzionale. Le stesse preferenze sono ancora incerte”.
“La legge elettorale formalmente è ordinaria ma sostanzialmente è di tipo costituzionale perché attiene alle modalità di scelta degli eletti – spiega il professore – i costituenti nel 1946-47 avevano in mente un sistema proporzionale, anche se non lo hanno scritto perché era scontato”.
Politi ricorda come “la legge del 1948 è di tipo proporzionale e resta in vigore fino al 1992, è lo stesso modello che viene proiettato nel 1970 per i Consigli regionali, i partiti si riconoscevano tutti nel principio della proporzionalità della rappresentanza”.
Arriva poi il referendum del 1993, sull’abrogazione della legge elettorale per il Senato, che “viene interpretato come la volontà di passare ad un sistema maggioritario, o quantomeno misto, infatti nel Mattarellum – spiega il prof – il 75 per cento dei parlamentari è eletto con i collegi uninominali e il restante 25 con il recupero proporzionale”.
“Fu un cambiamento di natura costituzionale perché incise sull’assetto partititco e all’interno degli stessi partiti – ragiona Politi – Il sistema, introdotto con lo slogan della stabilità, funzionò tra luci e ombre, perché è vero che nel 2001 il governo è durato cinque anni, ma nel 1994 il governo Belrusconi non arrivò al Natale dello stesso anno, e la legislatura dal 1996 al 2001 ebbe 4 o cinque governi”.
Ma il prof lancia poi un monito: “Si è affermata l’idea sbagliata che facendo leva solo sulla formula elettorale si risolvano i problemi del Paese. Se c’è frammentazione vuol dire che ci sono esigenze che vengono dal corpo elettorale a cui bisogna dare una risposta, la legge elettorale può incentivare la semplificazione o indurre alla frammentazione, ma non può dare risposte alle esigenze dei cittadini. L’emergere, ad esempio, del Movimento cinque stelle, non si può considerare un accidente di sistema”.
“Evidentemente, oggi il quadro è quantomeno tripolare e impedire di avere rappresentanza è molto pericoloso per la democrazia”, aggiunge.
Per Politi, il punto è che “il sistema politico non ha trovato un equilibrio, prima era intorno a Berlusconi, con i pro e i contro. Quando è venuto meno questo equiliberio, per ragioni di età e vicende giudiziarie, il sistema è tornato in disequilibrio. Il Partito democratico era nato con l’obiettivo di stabilizzare ma è estremamente frammentato, la coalizione di centrodestra anche”.
“Il paradosso è che il sistema che ha più bisogno di essere riformato è quello incapace di riformarsi”, dice.
“L’intervento della Corte Costituzionle ha posto la necessità di dover adottare una legge – ricorda Politi – Ma un sistema così frammentato che mette mano alla legge elettorale, fa un discorso di cortissimo respiro. L’Abruzzo ridisegnato così non ha alcun senso. Ciascuno cerca di aggiustare i collegi in base a presunte esigenze minime”.
“Quale sarebbe la soluzione migliore? Non c’è – afferma – Se esistesse la legge perfetta la adotterebbero tutti i Paesi, è sempre un discorso legato all’assetto politico-sociale. Pensiamo all’Inghilterra, ha da secoli collegi uninominali, tant’è che ci sono partiti che alle elezioni europee hanno un discreto risultato mentre alle politiche neanche esistono. Sono collegi piccoli molto legati territorialmente, ogni quartiere elegge il proprio deputato alla Camera dei Comuni. Da noi la Costituzione nasce con un criterio proporzionale perché i partiti si fondano sulla rappresentanza proporzionale”.
“Abbiamo perso la bussola pensando che quando votiamo per il Parlamento votiamo per il governo – chiosa Politi – invece si vota per il Parlamento che darà la fiducia al governo. La nostra Costituzione richiede la tutela delle minoranze, in parte la sentenza della Corte Costituzionale, tra le righe, lo ha affermato”.






