L’AQUILA – Inizia oggi pomeriggio alle 15.3o in commissione Statuto, presieduta dal sottosegretario di Giunta Daniele D’Amario, di Fi, la battaglia della nuova legge elettorale abruzzese, fortemente voluta dal presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fdi.
Norma che anche nel centrodestra trova resistenze, e con l’opposizione del Patto dell’Abruzzo che già brandisce circa 200 emendamenti, in buona parte ostruzionistici ma anche di merito, tra cui quelli che prevedono il doppio turno e il voto disgiunto.
Punti fermi del testo di Marsilio sono il collegio unico abruzzese, al posto dei quattro su base provinciale, anche se il presidente è disposto ad accogliere correttivi, la tripla preferenza, liste più lunghe, da 42 a 48 candidati, al posto dei 7 candidati di oggi a Pescara, L’Aquila e Teramo e 8 a Chieti, l’assegnazione dei seggi, con criterio proporzionale, alle coalizioni di liste e alle liste non unite in coalizioni sulla base delle rispettive cifre elettorali.
Marsilio, va poi ricordato, vincola l’approvazione della legge elettorale, come pacchetto unico all’allargamento della Giunta da 6 a 9 assessori, come ora consente la norma nazionale. Nella peggiore delle ipotesi, come rivelato da Abruzzoweb, potrebbe, viste le resistenze interne alla maggioranza, trovare come exit strategy l’approvazione della riforma, ma rinviando l’entrata in vigore alla prossima legislatura, andando cioè a votare nel 2029 con la legge attuale.
Bersaglio principale delle opposizioni è il collegio unico, che al netto dei correttivi, rischia di penalizzare le meno popolate aree interne, rispetto la più popolosa costa adriatica, rendendo inoltre più costose le campagne elettorali da svolgere su tutto il territorio regionale, come più volte ribadito dal Pd con il consigliere Pierpaolo Pietrucci in testa.
Argomento che in verità fa breccia anche nel centrodestra, tra i consigliere di maggioranza che puntano alla riconferma e che hanno i bacini elettorali nelle aree interne, come pure, ad esempio tra i sindaci di centrodestra di piccoli comuni montani già pronti ad scendere in campo.
Ad uscire allo scoperto, nei mesi scorsi, sono stati così cinque consiglieri di maggioranza: Paolo Gatti, Francesco Prospero e Maria Assunta Rossi di Fratelli d’Italia, Carla Mannetti della Lega e Gianpaolo Lugini della lista Marsilio Presidente, che con una lettera hanno espresso a Marsilio “legittime perplessità”, proprio in merito al collegio unico.
Come detto gli emendamenti dell’opposizione saranno 200, di carattere ostruzionistico, volti ad ostacolare in primis il collegio unico. Nel novero anche tre proposte di legge alternative, presentate per allungare i tempi, visto che a quel punto la commissione sarà tenuta a partorire un testo unico.
Ma tra gli emendamenti del Patto per l’Abruzzo, ce ne sono anche di merito.
Il più pesante è forse l’emendamento che introduce un meccanismo di ballottaggio “finalizzato a rafforzare la legittimazione democratica del Presidente della Giunta regionale”. La previsione del secondo turno scatterebbe nel caso in cui nessun candidato raggiunga il 45% dei voti validi al primo turno, per garantire che “il Presidente eletto possa contare su un consenso più ampio e maggiormente rappresentativo della volontà degli elettori”, si legge nella scheda illustrativa.
C’è poi l’emendamento introduce il voto disgiunto, che cioè permette di sostenere un candidato Presidente alla guida della Regione e, contestualmente, una lista appartenente ad un diverso schieramento politico, “favorendo una rappresentanza più aderente alle preferenze degli elettori”.
Si propone poi l’introduzione del voto per corrispondenza degli elettori temporaneamente domiciliati fuori regione, con l’aggiunta di un articolo apposito, e ancora un massimo di due e non di tre preferenze, (almeno una per una donna o un uomo) per garantire l’effettiva parità di genere, visto che la previsione con il testo attuale è che con tre preferenze due andranno agli uomini, una sola alle donne.
E ancora: una riduzione del numero dei candidati in lista rispetto agli attuali 48, con la seguente modifica: “ciascuna lista comprende un numero di candidati non superiore al numero dei candidati da eleggere e non inferiore ad un terzo, arrotondato all’unità superiore”.
Poi saranno presentati tre pdl legge, per costringere ad approdare ad un testo unico, che accolga elementi delle altre proposte, sia di maggioranza che di opposizione. In modo di allungare i tempi.
Ci sono ancora i quattro emendamenti presentati da Enio Pavone di Azione che si smarca però dall’opposizione dichiarandosi di fatto non contrario al collegio unico.
Gli emendamenti prevedono una riserva per gli under 35, ovvero ogni lista dovrà comprendere almeno il 30% di candidati con meno di trentacinque anni.
Inoltre ogni lista dovrà includere candidati residenti in ciascuna delle quattro province, in misura non inferiore a un quarto del totale, in quanto spiega il consigliere, “la ripartizione più equa possibile tra i territori, perché nessuna provincia potrà essere lasciata fuori dalla rappresentanza”.
Ed ancora no secco alle liste lunghissime, e come nell’emendamento del Pd, il numero di candidati per lista resta pari a quello dei consiglieri da eleggere.
Infine il dimezzamento delle sottoscrizioni richieste per la presentazione delle liste, “a garanzia del pluralismo e della partecipazione democratica”.
Nelle file della maggioranza c’è poi l’emendamento di Luciano Marinucci, di Marsilio Presidente, che ha appena rotto la federazione con Fratelli di Italia.
Un emendamento che tende ad attenuare in rischi di sotto-rappresentanza delle aree interne con il collegio unico.
In base alla modifica, il consiglio regionale verrebbe eletto con un sistema misto: 23 seggi assegnati con metodo proporzionale regionale sulla base dei voti ottenuti nelle circoscrizioni regionali e 6 seggi assegnati in collegi uninominali interprovinciali, che possono estendersi su più province e che devono garantire continuità geografica, ma anche omogeneità socio economica e adeguata rappresentanza alle aree interne e montane.
A sua volta Leonardo D’Addazio di Fratelli d’Italia ha presentato un emendamento che fermo retando il collegio unico, fissa una quota minima di almeno cinque rappresentanti eletti per ciascuna provincia, fermo restando che ogni candidato consigliere può andare a intercettare consenso in qualunque parte della regione.
Si registra infine la posizione della presidente della Commissione Pari opportunità Rosa Pestilli nominata in quota centrodestra, che chiede di introdurre “la quarta preferenza di genere che bilancerebbe lo squilibrio del meccanismo dispari presente nell’attuale testo di riforma, che prevede nella composizione delle liste una proporzione 2 a uno in favore degli uomini”, questo perchè con la tripla preferenza, “si rischia che le donne siano usate come semplice “riempitivo” tecnico per validare il voto, senza reale competitività”.






