L’AQUILA-  Secondo rumors romani nella Capitale ci sarebbe stato un incontro tra il leader della Lega, Matteo Salvini, e l’assessore regionale esterno Piero Fioretti, accusato di aver fatto assumere la moglie, l’avvocato Caterina Longo, al quale sarebbe stato chiesto di presentare le dimissioni. 

Altri rumors vorrebbero le dimissioni del coordinatore Giuseppe Bellachioma, presentate in una riunione con il senatore leghista, alla presenza dell’altro deputato, il responsabile Enti locali Luigi D’Eramo. Altre voci parlano di un commissariamento dell’Abruzzo. 

Questo il quadro di una giornata tesa, confusa e caotica per la Lega e il centrodestra abruzzese che a circa otto mesi dal trionfo elettorale si trovano ad affrontare un passaggio molto difficile in seguito a mesi in cui non si è entrati ancora a regime. 

Una giornata quella di oggi che si aggiunge a settimane molto dure per la Lega. Si è partiti dal caos legato alle nomine dei manager Asl, passando per l’aumento dei compensi deciso dopo la pubblicazione del bando dall’assessore leghista Nicoletta Verì, per arrivare alle leggi impugnate, come quella sui trabocchi e il calendario venatorio, fino alle grandi tensioni per l’istanza di richiesta di referendum abrogativo della legge elettorale nazionale. 

Intanto, nonostante i leghisti siano ancora impauriti per la consegna del silenzio da parte del leader, emergono indiscrezioni sul summit di domenica. La Lega abruzzese vive giorni di tensione, attesa, confusione e trepidazione.

Il blitz di Matteo Salvini in Abruzzo, nel famigerato vertice di Martinsicuro, ha finito per strigliare il partito e per destabilizzare l’intero centrodestra regionale, governatore Marsilio compreso. Gli esponenti del Carroccio si sono chiusi nel più rigoroso silenzio. In religiosa attesa delle decisioni annunciate a stretto giro dal suo leader. Gli scenari sono molteplici e di non semplice lettura. Di certo il partito è ormai sotto la supervisione diretta di Salvini che ha preso visione e contezza dello stato dell’arte e ha inserito l’Abruzzo tra le regioni italiane da monitorare con maggiore attenzione. Deve essere stato convincente, il Capitano, nell’imporre la strategia del silenzio assoluto. Ma questo ha finito per alimentare voci, anche incontrollate e grande incertezza.

Nel mirino c’è ovviamente il vertice regionale, in particolare il coordinatore Giuseppe Bellachioma, il quale si è detto disponibile a rassegnare le dimissioni, al termine di un breve periodo di riflessione, ma per ora resta saldamente al proprio posto, anche lui in attesa di indicazioni da Salvini. 

In sostanza il vertice di Martinsicuro potrebbe aver rappresentato una strigliata, decisa e netta, ma non un vero e proprio processo. Un faccia a faccia, alla presenza degli esponenti del partito, ma anche dei sindaci del territorio, per indurre a un cambio di passo repentino, ma senza stravolgimenti di sostanza. Anche perché al momento resta difficile ipotizzare la cacciata di un coordinatore e di un assessore, nello specifico Piero Fioretti, finito nel mirino per la nomina della moglie Caterina Longo in seno alla commissione adozioni internazionali. Aspetto, questo, che ha comunque destabilizzato la maggioranza di centrodestra che si sarebbe aspettata un passo indietro. Auspicato anche dallo stesso governatore Marco Marsilio.

Oltre a Fioretti è finito nel mirino l’assessore alla sanità Nicoletta Verì, per l’aumento degli stipendi ai manager Asl. Anche qui, però, una strigliata e, al momento, niente più. Da quanto è filtrato dalla fitta cortina di silenzio imposta dal leader, sì è saputo che nel corso del summit lo stesso Salvini ha annunciato il ritorno al voto in Italia tra sei mesi, invitando l’Abruzzo a prepararsi, persino con un programma ad hoc sulla scia delle regioni a più alta vocazione leghista.

In particolare sono stati focalizzati temi relativi alla sicurezza, all’housing sociale e, più in generale, a tutti gli argomenti che il partito considera centrali nella propria politica. C’è stato un chiarimento anche sul tema del quesito referendario, che ha generato tensioni e scontri in Regione. Si è chiarito che la necessità primaria era quella di chiudere la partita entro la mezzanotte del 26 settembre, anche se questo è costato il sacrificio di non proferire parola in consiglio regionale, subendo gli attacchi delle opposizioni. 

I nodi saranno sciolti a brevissimo. L’attesa logora e stanca e questo, certamente, la Lega e la maggioranza di centrodestra non possono permetterselo.