L’AQUILA – Un presidente della Regione “fai da te”, potrà proporre e designare direttamente i capi dipartimento e i dirigenti regionali, e pure i vertici di enti, aziende e agenzie. Senza che, come finora avvenuto, sia l’assessore competente a indicare il papabile.

A stabilirlo, con un decreto dell’8 aprile, è lo stesso presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

Un “accentramento dei poteri”, “un’umiliazione del ruolo non solo della sua Giunta, ma anche del Consiglio regionale”, protesta però l’opposizione di centrodestra, che ha subito fatto un esposto al Collegio delle garanzie statutarie. In quanto, si osserva in sostanza, la legge 77 del 2009 dice che gli incarichi di vertice sono “conferiti dalla Giunta regionale su proposta del componente la Giunta competente in materia”. Ma quel che è più grave, si aggiunge, è che si crea il pericoloso precedente di una legge votata e approvata dal Consiglio regionale, e cambiata poi con un decreto del presidente.

Firmatari della richiesta di parere, datata 19 aprile, Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo, Paolo Gatti, Emilio Iampieri e Gianni Chiodi di Forza Italia, e Giorgio D’Ignazio del Nuovo centro destra.

“Quello che è avvenuto è molto grave – tuona Gatti ad Abruzzoweb – un decreto del presidente non può cambiare la legge regionale, perché se così fosse, noi consiglieri possiamo anche rimanere a casa”.

Il decreto che non ha provocato finora reazioni di sorta da parte degli assessori, va poi a intervenire su una partita molto delicata e tormentata di questa legislatura.

Noti infatti sono i rapporti spesso burrascosi tra il presidente D’Alfonso e i vertici della tecnostruttura. Ci sono capi dipartimento che hanno fatto le valige e se ne sono andati, come Vittorio Di Biase, capo del dipartimento opere pubbliche, Governo del territorio e Politiche ambientali, Carmine Cipollone, capo del dipartimento Bilancio e Risorse Umane.

E ancora Barbara Becchi, componente della segreteria di D’Alfonso, Ernesto Grippo capo di Gabinetto della Presidenza, mentre Giancarlo Zappacosta ha da pochi giorni riottenuto il suo posto da capo dipartimento Turismo e Cultura, da cui era stato esautorato da D’Alfonso, vincendo il ricorso davanti al giudice del lavoro di Pescara.

C’è dunque chi interpreta questo accentramento di potere nelle designazione e delle nomine, come una via obbligata, per D’Alfonso, al fine di gestire con maggior piglio ed efficacia una macchina che rischia di sfuggirgli di mano.

“Sanno tutti – osserva a tal proposito Gatti – che tanto in Giunta a decidere è D’Alfonso, visto che i suoi assessori sono tutti sottomessi e ubbidienti. Ma la forma, che è sostanza, va comunque mantenuta: i ruoli e l’iter delle nomine deve essere quello stabilito dalla legge. Se a D’Alfonso questo iter non gli sta bene, e vuole fare tutto da solo, può presentare in Consiglio un progetto di legge, e a decidere qualsivoglia modifica deve essere in modo democratico l’Aula, non lui in splendida solitudine”.

Nel decreto, scrive D’Alfonso, “il presidente della Giunta regionale esercita direttamente, oltre le funzioni che gli sono proprie”, anche “tutte quelle non espressamente conferite al vicepresidente ed agli assessori, ivi compresa qualsiasi proposta e/o designazione riguardante ogni incarico dirigenziale della Giunta regionale”. Nonché “la proposta e/o la designazione dei rappresentanti degli organi amministrativi e di vertice – collegiali, individuali, ordinari e straordinari – di enti, aziende, agenzie, società, consorzi e organismi comunque denominati che siano controllati, partecipati o vigilati dalla Regione e la cui nomina non dipenda dal Consiglio regionale ai sensi dello Statuto vigente, anche laddove la predetta proposta e/o designazione coinvolga i settori di attività affidati al Vicepresidente ed agli assessori ai sensi delle leggi regionali di settore”.

Nella richiesta di parere si sostiene invece la tesi che con questo decreto si viola l’articolo 121 della Costituzione italiana e di più di una legge regionale, che attribuiscono “la potestà legislativa e modificativa al Consiglio regionale”, e si determina “uno spostamento di competenza dalla Giunta regionale al Consiglio”.