L’AQUILA – “Una spada di Damocle pende assai minacciosa sulle teste dei dipendenti di Intecs dell’Aquila ex Technolabs. L’azienda, che a causa dell’aumento dei costi di housing potrebbe vedersi tagliata la fornitura di energia elettrica nel giro di pochi giorni, si sta già predisponendo per spostare attrezzature e lavoratori presso la sede romana”.
Si legge in una nota firmata da Rsu Intecs L’Aquila.
“L’azienda ritiene, inoltre, che ci siano in atto dinamiche volte a disincentivare la presenza industriale all’interno del comprensorio attraverso un aumento pesantissimo dei costi di gestione, insostenibile per un’azienda in enormi difficoltà. La Rsu ha già sollecitato il sindaco della nostra città, Massimo Cialente, ma purtroppo al momento non ci sono ancora riscontri di nessun tipo. I lavoratori di Intecs dell’Aquila ritengono necessario l’intervento del Comune perché eserciti un ruolo di mediazione tra la società Neon Appalti srl, che si occupa della gestione del comprensorio, e l’azienda, con l’obiettivo di cercare una soluzione che consenta la salvaguardia di 130 ricercatori”.
Nella nota infine si annuncia che “i lavoratori di Intecs dell’Aquila si riuniranno in assemblea per valutare azioni da mettere in campo qualora continuino a mancare risposte”.
LA REPLICA
Non tarda ad arrivare la risposta di Roberto Romanelli, “nella mia qualità di direttore della Tecnopolo d’Abruzzo, gestore dei servizi del sito industriale già Flextronic, prendo atto di un’asserita situazione di ‘enorme difficoltà economica’ che affliggerebbe oggi la Intecs, tale, addirittura, da non consentire il pagamento dell’energia elettrica, ma puntualizzo che l’energia viene erogata all’intero comparto e quindi a tutte le aziende ivi allocate tenendo conto del reale costo di mercato, sicché non sembra plausibile ancorare in tutto o in parte le accennate difficoltà a tale aspetto operativo e non può essere assolutamente condivisibile paventare, facendosene scudo, conseguenze pregiudizievoli per i lavoratori occupati.
Se Intecs va maturando scelte alternative alla sua collocazione attuale, non può certo agire come sopra con attribuzione di responsabilità a terzi”.
“Credo sia una vergogna che nel 2014 si usino i lavoratori come ‘scudo umano’ alle scelte aziendali – aggiunge poi Romanelli ad AbruzzoWeb – qui c’è chi vuole il ‘casus belli’, un metodo che si usava una ventina di anni fa nelle cliniche. Noi la corrente la paghiamo per tutti”.



