L’AQUILA – “Per la ricostruzione dell’Aquila si sono persi troppi anni. Basta guardarsi intorno”.

Così il segretario nazionale della Cgil, Susanna Camusso , parlando all’Aquila della ricostruzione post-sismica  a margine dell’assemblea sindacale sulla proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro, che la Cgil  presenta come l’epocale aggiornamento dello Statuto dei lavoratori, con cui si intende estendere le tutele e i diritti innanzitutto alle categorie dei precari e dei lavoratori autonomi. La bozza in fieri della Carta è stata approvata all’unanimità, tranne un astenuto, dai 340 iscritti Cgil presenti all’Auditorium di Renzo Piano.

In prima fila c’erano il neo segretario regionale Cgil Sandro Del Fattore, il segretario della Cgil dell’Aquila Umberto Trasatti, i segretario provinciale della Funzione pubblica Rita Innocenzi.

La Camusso nel suo intervento conclusivo ha toccato anche i temi della ricostruzione e della legalità, evidenziando che “c’è una pervasività della criminalità organizzata nel sistema produttivo di questo Paese, che è crescente”, ricordando il  fatto che la Cgil è parte civile in processi in corso a L’Aquila per caporalato e organizzazioni mafiose.

“C’è la diffusione di forme di penetrazione della criminalità organizzata in settori di attività che si avvalgono in varie occasioni del caporalato come strumento per agire – ha spiegato Camusso –  Ciò si pone in diretto contrasto con il lavoro perché il lavoro per essere di qualità e regolato ha bisogno intorno a sé di legalità. Ma – continua – fare questo ragionamento significa sconfiggere un luogo comune, come accaduto anche nella ricostruzione dell’Aquila, secondo cui il messaggio che viene fatto passare è ‘comunque intanto lavori, intanto hai un po’ di reddito ma di che ti lamentì”.

Secondo la Camusso, “quello che chiamiamo ‘Il lavoro pur che sia è uno dei più giganteschi alibi della crescita del lavoro nero e delle forme di frantumazione dei diritti e di caporalato e forme di organizzazione più o meno schiavistiche”.

Tornando sul tema della ricostruzione la Camusso ha poi ricordato che  “è ovvio che siamo felici che ci siano dei cantieri – continua – però sappiamo anche quanto tempo è passato, per quanto tempo i cantieri non si aprivano, per quanto tempo il centro di questa città era chiamato zona rossa e si poteva venire a visitarlo solo con i caschi in testa, ma penso sia stata lasciata a questa città una ferita causata da scelte che non sono state quelle che noi avremmo fin dall’inizio voluto – conclude – cioè di iniziare un processo di ricostruzione subito”.

In fondo anche sul tema del lavoro il liet motiv è stato quello della ricostruzione: questa volta dei diritti e della dignità e delle garanzie. Come è risultato evidente dai racconti dei tanti lavoratori che si sono alternati sul palco,   dall’insegnante di belle arti che va avanti da 15 anni con contratti a termine, e che deve esercitarsi soprattutto nell’arte dell’arrangiarsi e di far fonte ad una logorante incertezza del futuro. La ricercatrice precaria che come donna si sente discriminata perché un’assenza prolungata per maternità potrebbe fargli perdere il posto di lavoro. Il forestale che denuncia gli effetti deleterei della riforma che porterà il Corpo ad essere assorbito dall’Arma dei Carabinieri. Disoccupati e cassintegrati vittime delle tante crisi industriali del territorio.

Da qui  l’importanza far diventare legge la Carta dei diritti universali del lavoro con cui innovare gli strumenti contrattuali preservando quei diritti fondamentali che devono essere riconosciuti ed estesi a tutti, senza distinzione, indipendentemente dalla tipologia lavorativa o contrattuale, perché inderogabili e universali. Diritti che vanno dal compenso equo e proporzionato, alla libertà di espressione, dal diritto alla sicurezza al diritto al riposo, ma anche alle pari opportunità e alla formazione permanente per un aggiornamento costante di saperi e competenze.

“Sulla nuova carta – ha ricordato la Camusso – abbiamo programmato più di 35 mila assemblee in tutta Italia, quindi è un lavoro capillare ovunque – spiega ancora – La carta dei diritti vola un po’ più alto: l’informazione ripropone ogni volta traducendo tutto in corride invece che in proposte e in capacità di leggere il futuro. Noi pensiamo che ci sono stati 20 anni di legislazione in cui si è pensato che la riduzione del costo del lavoro avrebbe derterminato lo sviluppo del paese. Pensiamo che sia ora di tirare una croce e vedere che risultati ci sono stati: perché abbiamo perso attività produttiva, perché siamo meno coompetitivi, perché abbiamo meno produttività, perché abbiamo un lavoro che tende ad impoverirsi e a dequalificarsi, quindi evidentemente bisogna cambiare ricetta. Basti pensare al fatto che se si continua ad esportare la ricchezza nelle mani di pochi, manca la domanda aggregata del paese e la domanda aggregata generale””

“Abbiamo levato lo sguardo più in alto – ha proseguito Camusso – tanto che la nostra proposta non è di ritornare dove eravamo ma riscrivere una idea di quali devono essere i diritti in capo all’insieme delle persone, quali sono I diritti nuovi che servono per affrontare I temi del cambiamento del lavoro tant’è che non si rivolge solo ai lavoratori dipendenti ma prova a guardare come Il mondo è cambiato avendo condizioni differenti dal passato rispetto al tema delle collaborazioni e lavoro autonomo, questi diritti non possono essere disgiunti e contrapposti con il lavoro dipendente”.

Per il segretario nazionale della Cgil, “sarà una misura e una dimensione che vanno ben oltre la dialettica sui singoli provvedimenti di qualche tempo fa che non hanno tolto né aggiunto niente rispetto ad una crociata che da venti anni che pensa che togliere i diritti e ridurre i costi di per sé avrebbe cambiato il futuro”.  

Sulle pensioni, ha concluso invece la Camusso, “c’è una vertenza unitaria che è aperta e che ha tempi e i modi di una vertenza. C’è una piattaforma e se il governo non risponde ci si mobilita. Ma è una piattaforma che riguarda un argomento contingente non la riscrittura del sistema di diritti del nostro Paese che sui tempi della protesta si sta parlando tra sindacati”.