L’AQUILA – Nei primi nove mesi del 2023, gli occupati in Abruzzo registrano un incremento di 3.000 unità, con l’industria e costruzioni in crescita, ma con crollo nell’agricoltura e forte calo nei servizi.
In valore percentuale la crescita complessiva è stata del 0,6%. E dunque si può affermare che il dato è positivo. Ma se si va a vedere la media nazionale, si scopre che quello 0,6% è la metà del dato nazionale che è cresciuto dell’1,4%. Con l’Abruzzo al 13° posto della graduatoria nazionale.
I numeri sono forniti dall’economista Aldo Ronci, e rappresentano una base di realtà utile per soppesare le varie prese di posizione nel bel mezzo della campagna elettorale delle regionali di marzo, tra chi vede tutto rosa e chi tutto nero, oppure il bicchiere mezzo pieno, rispetto a quello mezzo vuoto.
Nel quarto trimestre 2022, va innanzitutto osservato, gli occupati erano 500.000, mentre nel terzo trimestre 2023 salgono a 503.000, registrando dunque un incremento di 3.000 unità.
L’incremento degli occupati in Abruzzo è stato dello 0,6% pari alla metà del dato nazionale che ha segnato un 1,4%. E tale valore pone l’Abruzzo al 13° posto della graduatoria nazionale.
Il tasso di occupazione in Abruzzo nel quarto trimestre 2022 era stato del 60,3%, valore inferiore al tasso nazionale del 60,7%, invece nel terzo trimestre 2023 il tasso abruzzese è del
61,6% ed eguaglia quello nazionale.
Ma aspetto interessante della ricerca è la focalizzazione sui singoli settori.
Nell’industria si passa da 96.000 a 108.000 occupati, con un incremento del 12,6% secondo dato in Italia. Il settore delle costruzioni passa da 40.ooo a 45.000 addetti, con una crescita dell’11.9%
Significativa la crescita del settore del commercio, alberghi e ristoranti da 94.000 a 101.000, con incremento del 6,7%
Invece va malissimo l’agricoltura dove si registra un calo da 27.000 a 19.00o occupati, del 30% quartultimo peggior dato in Italia.
Male anche il settore dei servizi, secondo peggior dato in Italia, visto che si passa da 243.000 a 231.000 occupati, con una flessione del 4,6%.
Nei primi 9 mesi infine i disoccupati abruzzesi hanno registrato un decremento del 5%, che è però un valore inferiore a quello italiano che ha segnato un decremento del 7,8%. Il decremento posiziona l’Abruzzo al 15° posto della graduatoria nazionale.
Infine è bene ricordare cosa esattamente significano ai fini statistici i termini “occupati”, “disoccupati”, “tasso di occupazione” e “tasso di disoccupazione”.
Gli occupati sono persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento (a cui sono riferite le informazioni) presentano almeno una delle seguenti caratteristiche: hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che prevede un corrispettivo monetario o in natura; hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente, sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie, malattia o Cassa integrazione).
I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione.
I lavoratori indipendenti assenti dal lavoro, a eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, continuano a mantenere l’attività.
I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.
Le precedenti condizioni prescindono dalla sottoscrizione di un contratto di lavoro e gli occupati stimati attraverso l’indagine campionaria sulle Forze di lavoro comprendono
pertanto anche forme di lavoro irregolare.
I “disoccupati” sono persone non occupate tra i 15 e i 64 anni che hanno effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nelle quattro settimane che precedono la settimana di riferimento e sono disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due settimane successive;
Il “tasso di occupazione” è il rapporto percentuale tra gli occupati di una determinata classe di età (in genere 15‐64 anni) e la popolazione residente totale di quella determinata classe di età.
Infine, il “tasso di disoccupazione” è il rapporto percentuale tra i disoccupati di una determinata classe di età (in genere 15 anni e più) e l’insieme di occupati e disoccupati (forze lavoro) della stessa classe di età.






