L’AQUILA – Dopo la bufera giudiziaria scatenatasi attorno alla loro aziena i lavori di Abruzzo Engineering distaccati al Comune dell’Aquila hanno scritto una lettera aperta che riportiamo integralmente

“Siamo i 20 lavoratori di AE, attualmente distaccati presso il Comune dell’Aquila, e svolgiamo attività per suo conto, rivolte alla popolazione terremotata; donne e uomini, che i cittadini incontrano quotidianamente negli uffici comunali.

Non abbiamo mai lesinato disponibilità assoluta, siamo restati quasi ogni giorno ben oltre l’orario di lavoro previsto e lo abbiamo fatto senza chiedere alcuno straordinario; sappiamo di non poter interrompere il servizio che offriamo e quindi, di nostra iniziativa, abbiamo anche rinunciato spesso e volentieri alle ferie che pure sarebbero un diritto e che, come a tutti, servirebbero a ricaricarci un po’.

Siamo 20 tra, ingegneri, architetti, geologi, geometri, esperti in amministrazione e la nostra retribuzione è in media di scarsi 1200 euro al mese.

Siamo questi, ci potete trovare con le nostre facce e i nostri cartellini ogni mattina nelle varie sedi del Comune dell’Aquila; lavoriamo per A.E., la società che ha prodotto un ottimo e approfondito studio sulla vulnerabilità sismica degli edifici pubblici che, se non fosse stato ignorato, forse avrebbe risparmiato vite; Siamo dipendenti della società che ha costruito una rete in fibra ottica in tutta la provincia dell’Aquila e che doveva completarla in tutta la regione, facendola diventare la prima in Italia ad avere una infrastruttura di tale genere; la stessa rete che abbiamo creato esiste ed è stata utilizzata persino durante il G8, tanto è efficiente, ma da quel momento ignorata da chi avrebbe la responsabilità di non lasciarla lì, come simulacro inutile di capacità che restano nei cassetti e che non producono servizi e opportunità per la gente.

Siamo una società della Regione Abruzzo, come l’ARPA, l’ARSA e tante altre e solo per i soggetti che sono i nostri proprietari, per legge, possiamo lavorare.

Che i politici regionali si preoccupino di farci svolgere le attività che possiamo e dobbiamo svolgere, non deve essere motivo di strumentalizzazioni; se lo fanno, svolgono solo il loro dovere; se lo fanno per altri motivi, chi deve, li persegua!

Noi, sia chiaro, da cittadini prima di tutto, ma anche da dipendenti di Abruzzo Engineering, chiediamo a gran voce chiarezza e pulizia: se pochi hanno sbagliato, che paghino per i loro eventuali errori, perché tali errori sarebbero sulla nostra pelle di cittadini prima e di lavoratori poi.

Dalla regione, lo si sappia una volta per tutte, noi non prendiamo un lavoro, un affidamento, da oltre 2 anni e, questo si, magari non ha rilevanza penale, ma certamente rappresenta una grave omissione.

Sui giornali, veniamo citati per questioni di cui ignoriamo persino le dinamiche, accostati a nomi e personaggi che mai abbiamo visto né sentito all’interno delle nostre sedi; nulla leggiamo purtroppo per ciò che di buono abbiamo prodotto col nostro lavoro; non fa notizia in Italia essere diligenti; nelle intercettazioni di ieri, veniamo definiti come “questi”, quasi fossimo cose e non donne e uomini, zavorra senza anima piuttosto che opportunità di intelligenza.

Dopo il terremoto noi, unica società pubblica del territorio specializzata nel settore, con dipendenti formati da oltre 10 anni come esperti in mitigazione del rischio sismico, siamo stati ignorati da tutti, avendo preferito tutti rivolgersi a enti e società esterne, reluis, cineas, ecc.. che, lo diciamo con orgoglio e consapevolezza, nulla hanno in termini di competenza più di noi, invece relegati dalla cassa integrazione a osservare come, a casa nostra, altri fanno quello che questo territorio avrebbe saputo fare da sé.

Il 15 di questo mese scade la convenzione tra A.E. e il Comune dell’Aquila; se non sarà rinnovata, saremo costretti ad uscire e i seguenti servizi che eroghiamo, i cittadini non li troveranno più già il 16 mattina: riapertura strade e aree in ex zone rosse, pubblicazione esiti degli aggregati usciti dalla zona rossa, ridefinizione ed aggiornamento della planimetria riguardante il centro storico di L’Aquila, analisi della legislazione sui consorzi obbligatori e supporto agli adempimenti richiesti al comune, controllo classificazione esiti F e trasformazione in altre categorie di classificazione, comunicazioni ai privati inerenti lo stato di attribuzione del contributo per i lavori di ristrutturazione dei loro edifici, inserimento schede di inizio , sospensione, integrazione, fine lavori, relative alle pratiche di richiesta di contributo, consegna e ritiro chiavi progetto C.A.S.E. e M.A.P e tanti, tanti altri ancora, spesso uscendo dai termini della convenzione che disciplina il nostro lavoro, per venire incontro alle 100.000 esigenze che ogni giorno i nostri concittadini, alle prese con innumerevoli problemi, ci pongono.

Chiediamo con umiltà ma con decisione a tutti, da Berlusconi a Cialente, passando per Chiodi, atti concreti di coraggio e serietà per rinnovare la nostra convenzione anche perché, da quanto apprendiamo dalla stampa, essa è al di fuori da ogni inchiesta in atto; chiediamo il rinnovo perché svolgiamo bene e seriamente il nostro lavoro, tanto da meritarci lettere di encomio ricevute in tempi non sospetti, dai dirigenti stessi del comune; chiediamo il rinnovo perché certamente non meritiamo di pagare per eventuali errori altrui e perché la cassa integrazione quando c’è tanto lavoro da fare e che comunque andrà fatto, è intollerabile per chi ha la professionalità e tanta voglia di farlo; infine riteniamo immorale accettare supinamente che il terremoto diventi occasione di arricchimento per tutta Italia, ignorando chi il terremoto lo ha subito davvero, a volte con vite spezzate, case distrutte, oggi lasciato persino senza lavoro.

Nel contempo chiediamo atti concreti anche per tutti i nostri colleghi che, al pari di noi, meritano di poter lavorare e di non essere accantonati in quanto portatori di un immenso patrimonio di qualità e conoscenza, necessarie in questo territorio, in questo momento in ogni attività connessa con la ricostruzione.

L’inchiesta proceda, ma sia veloce, accerti responsabilità se ci sono o assolva; ognuno faccia il proprio dovere, ma non sulla nostra pelle, per favore!”.

I dipendenti