L’AQUILA – È Teramo l’ateneo abruzzese con la più alta percentuale di occupati subito dopo la laurea. Mentre L’Aquila esce alla distanza, con l’86 per cento che trovano un impiego a cinque anni dalla discussione della tesi.

A dirlo è Alma Laurea, consorzio interuniversitario che periodicamente si occupa di monitorare l’inserimento dei dottori italiani nel mondo del lavoro.

Secondo l’analisi dei principali indicatori della condizione occupazionale eseguita sui dati 2013, nonostante la crisi che pure si fa sentire, il conseguimento del titolo accademico negli atenei abruzzesi ha raggiunto nel complesso risultati abbastanza soddisfacenti.

Dall’indagine, che ha coinvolto prima i laureati triennali e magistrali del 2012 e, poi, quelli del 2008, è emerso che, se si fa riferimento agli effetti del famigerato ‘pezzo di carta’ sul mercato del lavoro prolungato negli anni, il quadro occupazionale abruzzese riesce addirittura a migliorare considerevolmente.

Per esempio, solo se si tiene conto di coloro che nel 2008 si sono laureati a Teramo, a fronte di una media nazionale pari al 73 per cento, la quota degli occupati sfiora in alcuni casi l’81 per cento.

“Dagli studi di Alma Laurea – ha dichiarato il rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico – sono emersi dei dati straordinari. Non solo ci si laurea in meno tempo, ma ci sono anche discrete possibilità di trovare lavoro, il che vuol dire che la sinergia con cui stanno lavorando i tre atenei abruzzesi sta dando risultati molto positivi rispetto allo stesso sistema regionale”.

TUTTI I DATI

CHIETI-PESCARA

Il terzo posto, in ordine di positività degli esiti conseguiti, è assegnato all’Università “D’Annunzio”. In questo caso l’indagine ha riguardato 7.742 laureati.

Di questi 2.935 triennali e 1.203 magistrali usciti nel 2012 e 1.113 magistrali biennali usciti nel 2008.

Ne è emerso che il tasso di occupazione dei neolaureati triennali, rispetto a una media nazionale del 41 per cento, è pari al 36 per cento; tra gli occupati, il 23 per cento si dedica al lavoro, mentre il 12 per cento studia e lavora contemporaneamente.

Il 59 per cento dei laureati continua infatti con gli studi e, di questi, il 47 per cento prosegue impegnandosi esclusivamente nella laurea magistrale. Il lavoro stabile coinvolge poi il 41 per cento dei laureati, rispetto al 34,5 per cento relativo alla media nazionale, mentre quelli che non hanno un posto stabile si attestano al 59 per cento.

Il guadagno di chi lavora si aggira intorno ai 995 euro mensili netti, 2 in meno rispetto alla media nazionale.

Per quanto riguarda invece i laureati magistrali, a un anno dal conseguimento del titolo, ne risulta occupato il 45 per cento, mentre la media nazionale è del 55 per cento. Il 15 per cento continua con la formazione, mentre chi cerca lavoro è il 40 per cento.

A un anno dalla laurea, il lavoro è stabile per oltre il 44 per cento dei laureati, un valore nettamente superiore rispetto alla media nazionale, mentre la precarietà riguarda  il 55,5 per cento. Gli stipendi, infine, si aggirano attorno ai 947 euro mensili, a fronte dei 1.038 dei laureati nazionali.

Dei laureati magistrali a cinque anni dal conseguimento del titolo poi, l’80 per cento è occupato, mentre il 5 per cento risulta ancora impegnato nella formazione. Nonostante queste medie siano nettamente inferiori rispetto agli standard nazionali, gli stipendi nominali entro cinque anni riescono a sfiorare anche a 1.440 euro mensili.

“Stiamo comunque continuando a potenziare il più possibile le attività di job placament interne all’ateneo – ha affermato il rettore dell’Università “D’Annunzio”, Carmine Di Ilio, in merito alla questione – in modo tale da dare ai nostri studenti maggiori possibilità in termini di approccio alle diverse offerte lavorative presenti nella regione”.

L’AQUILA

“I dati di Alma Laurea sono estremamente soddisfacenti – ha dichiarato il rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi – Anche perché tutto il nostro lavoro è finalizzato proprio nell’immettere gli studenti nel mondo del lavoro”.

Il secondo posto sul podio è infatti occupato proprio dall’ateneo del capoluogo. In questo caso l’indagine ha riguardato 4.505 laureati, di cui 1.695 triennali e 772 magistrali che hanno conseguito il titolo nel 2012 e sono stati intervistati a distanza di un anno e 626 magistrali biennali laureati invece nel 2008 e intervistati a distanza di 5 anni.

Ne è emerso che a L’Aquila il tasso di occupazione dei neolaureati triennali è pari al 36 per cento, a fronte di una media nazionale del 41 per cento. Contratti a tempo indeterminato e lavoro autonomo, ad un anno dalla laurea, coinvolgono poi 39 laureati su 100, a fronte della media nazionale di 34,5, mentre gli occupati che non hanno un contratto di lavoro stabile rappresentano oltre il 60 per cento. Il guadagno, inoltre, è di 915 euro mensili, a fronte dei 997 a livello nazionale.

Per quanto riguarda poi i laureati magistrali, a un anno dal conseguimento del titolo, ne risulta occupato il 54 per cento. Il 13 per cento continua con la formazione accademica, mentre chi cerca lavoro è il 33 per cento. Si parla comunque di lavoro stabile per il 49 per cento dei laureati e ciò rappresenta un gran risultato se si considera che, per quanto riguarda la media nazionale, solo il 35 per cento lavora a contratto a tempo indeterminato.

A distanza di cinque anni, infine, i risultati conseguiti in questo senso sono decisamente positivi: l’86 per cento di chi ha conseguito la laurea magistrale del 2008, a fronte di una media nazionale dell’82 per cento, è occupato, mentre solo il 3 per cento risulta ancora in fase di formazione accademica.

È più alta anche la retribuzione nominale dei singoli lavoratori: rispetto ai 1.383 euro mensili a livello nazionale, il reddito di un individuo laureato nell’ateneo aquilano sfiora anche i 1.397 euro.

“Le medie aquilane sono alte rispetto alle medie nazionali, soprattutto se si tiene conto dei dati relativi ai cinque anni – ha inoltre continuato la Inverardi – Siamo un po’ bassi solo al primo livello, ma possiamo sempre migliorarci, anche perché gli stessi studi di Alma Laurea evidenziano come, venire a studiare nel nostro ateneo e in tutta la regione, sia un buon investimento per lo stesso fututro degli studenti”.

TERAMO

È però l’Università di Teramo quella maggiormente efficace quanto a collocazione lavorativa dei suoi laureati. In questo caso l’indagine di Alma Laurea ha riguardato complessivamente 1.840 individui; di questi 429 con laurea triennale e 301 con laurea magistrale usciti dall’ateneo nel 2012 e 366 laureati biennali che hanno conseguito invece il titolo nel 2008.

Per quanto riguarda i laureati triennali, il tasso di occupazione si aggira attorno al 45,5 per cento, a fronte della media nazionale del 41 per cento. Il lavoro stabile coinvolge il 42 per cento degli individui, mentre gli occupati che non hanno un lavoro stabile rappresentano il 58 per cento. Il guadagno, infine, è di 862 euro mensili, a fronte dei 997 euro nazionali.

A 12 mesi dalla laurea, in linea con le medie nazionali, risulta poi occupato il 55 per cento dei laureati magistrali, mentre il 7 per cento continua la formazione; chi cerca lavoro è inoltre il 38 per cento dei laureati. Il lavoro, a fronte della media nazionale del 35 per cento, è comunque stabile per il 63 per cento dei laureati, mentre gli stipendi si aggirano addirittura attorno ai 1.349 euro.

Infine, a distanza di cinque anni, risulta occupato l’80,5 per cento di ha conseguito la laurea magistrale, mentre il 7 per cento continua ancora ad essere impiegato nella formazione. La quota degli occupati stabili, a fronte del 73 per cento nazionale, sfiora addirittura l’81 per cento mentre le retribuzioni si attestano a 1.499 euro mensili.

“A prescindere dalla soddisfazione per i risultati raggiunti, sono convinto che le differenze rispetto agli altri atenei abruzzesi stiano semplicemente nella diversa composizione dell’offerta formativa – ha concluso D’Amico – Quel che è certo è che gli obiettivi da conseguire siano ancora molti. Tra questi spiccano innanzitutto i provvedimenti relativi al potenziamento di beni e servizi volti a rilanciare lo sviluppo come, per esempio, aumentare il numero dei laureati interni agli atenei e portare alla laurea un numero sempre maggiore di immatricolati”.