CHIETI – “Marsilio avrebbe potuto attendere due giorni per il passaggio in zona arancione, ma la sua decisione è comunque legittima. Il governo aveva diritto e facoltà di richiamarlo, ma avrei evitato una reazione così violenta”.
Si mostra equidistante, e ripartisce salomonicamente le tirate di orecchio, invitando ad abbassare i toni, il sindaco di Chieti Diego Ferrara, Partito democratico, in un’intervista sui primi 60 giorni l’amministrazione rilasciata da Abruzzoweb.
Ferrara non ha problemi a dissociarsi dalla decisione da parte del ministro Roberto Speranza e del governo amico Pd-M5S, di ricorrere all’autorità giudiziaria a seguito della decisione il presidente abruzzese Marco Marsilio, Fdi, di anticipare con l’ ordinanza 106 il passaggio dell’Abruzzo dalla zona rossa alla zona arancione per lunedì 6 dicembre, quando invece le tempistiche dettate dai dpcm avrebbero imposto di attendere mercoledì 8, ovvero la giornata odierna.
Una crisi istituzionale che ha portato la politica nazionale e regionale a dividersi in opposte fazioni. A questo gioco si sottrae il sindaco Ferrara, che contro le previsioni della vigilia al ballottaggio ha battuto il salviniano Fabrizio Di Stefano conquistando una delle roccaforti del centrodestra.
“Quello che mi fa riflettere è che oramai in ogni questione, compresa questa, si creano opposte tifoserie, prevale la logica dello scontro frontale, quanto mai inopportuno in una situazione così delicata, nel bel mezzo di una pandemia, in quanto non fa altro che disorientare i cittadini”.
Premesso questo ed entrando nel merito il sindaco spiega che “l’ordinanza di Marsilio alla luce dei poteri conferiti alle Regioni in materia sanitaria dal titolo quinto della Costituzione, è a mio avviso del tutto legittima. Discorso diverso è però l’opportunità politica, il non aver messo al primo posto la necessità di una scelta condivisa e concordata con il governo centrale. Anche perché – sottolinea Ferrara – uscire dalle restrizioni con 2 soli giorni d’anticipo, perché di questo si è trattato, ha cambiato di poco le cose”.
Tirata di orecchie però anche al governo.
“Posso comprendere l’irritazione del governo la necessità di un richiamo, ma forse la reazione è stata eccessiva, violenta e si poteva evitare”, conclude il sindaco.






