L’AQUILA – Aveva suscitato grande clamore mediatico e forti proteste anche a livello nazionale il magistrato del tribunale civile dell’Aquila, Monica Croci, che firmò la cosiddetta “sentenza choc”, ovvero il verdetto di primo grado dell’ottobre del 2022 con il quale si attribuiva alle 24 vittime del crollo di via Campo di Fossa, a causa del sisma del 6 aprile 2009, un concorso di colpa del 30 per cento per via di un comportamento “incauto”.
Una decisione, poi riformata in appello, che accese le polemiche a livello nazionale non solo, quindi, da parte dei familiari delle vittime. E ci fu anche un Consiglio comunale su questo argomento.
Ora Croci, su sua richiesta, è stata trasferita dal Consiglio superiore della magistratura al tribunale di Civitavecchia (Roma) dove è già al lavoro avendo avuto il via libera anche dal Ministero della Giustizia. Il provvedimento è anche sulla gazzetta ufficiale.
Va ricordato che contro quella clamorosa sentenza, per quanto insindacabile e corretta dal punto di vista formale, ci fu addirittura una sollevazione popolare con centinaia di persone che si radunarono nel cortile del palazzo dell’Emiciclo, alla Villa Comunale dell’Aquila, per partecipare alla manifestazione pubblica “Le vittime non hanno colpa”.
Nella sentenza, infatti, si sostenne che le vittime avrebbero dovuto lasciare le loro abitazioni visto il notorio verificasi delle scosse. Il risarcimento ci fu ma venne decurtato.
Alla protesta aderirono i comitati sorti nel Paese all’indomani di altre catastrofi, quella del ponte Morandi a Genova, di Rigopiano (Pescara) o quella relativa all’inquinamento di Taranto. Oltre a esponenti politici abruzzesi, sindacati, associazioni, gruppi organizzati tra cui i tifosi dell’Aquila Calcio.






