L’AQUILA – Non è iniziato sotto i migliori auspici il conto alla rovescia per l’atteso convegno su “Calciopoli” di domani venerdì 3 giugno alle ore 18 presso l’auditorium Carispaq “E. Sericchi”, in viale Pescara 4, organizzato dal sito internet Juventinovero.com, in collaborazione con gli aquilani Andrea Liberatore e Stefano Del Biondo, entrambi avvocati, e il giornalista Roberto Santilli.
Alcune locandine del convegno, regolarmente timbrate dall’ufficio Affissioni del comune dell’Aquila, sono state infatti rimosse da ignoti.
“Brutto segnale – dicono gli organizzatori – perché, al di là della fede calcistica, che non può essere usata come scusa per raccontare fandonie, stiamo solo cercando di portare una versione diversa da quella imperante, non con le nostre opinioni, ma con documenti e carte processuali”.
“Il vero problema – continuano – è che, entrando in un bar o in locale pubblico per segnalare l’evento, le persone che conoscono il calcio ti guardano e ti giudicano secondo la squadra che tifano, additandoti in tal modo come ‘pro’ o ‘contro’ Moggi e altre cose di questo genere. Ciò accade perché si è abituati a un’informazione distorta, per non dire faziosa, che crea tifoserie opposte in cerca di un nemico da combattere, a discapito della completezza e della genuinità delle notizie”.
“Ecco perché insistiamo nel voler fare una precisazione: quello di venerdì è un convegno aperto a tutti e al quale, naturalmente, sono tutti invitati – concludono – indipendentemente dal colore della propria bandiera; non è assolutamente un ritrovo di ultras, ci saranno avvocati, magistrati, notai, come dipendenti pubblici e privati, liberi professionisti e operai. Vogliamo inoltre sottolineare che lo scopo del convegno è quello di esporre a tutti, tifosi e non, le verità mai raccontate. E sono verità documentate, non opinioni. Ovviamente, sarà possibile intervenire in contraddittorio, per permettere a ognuno di farsi una propria idea di cosa è realmente accaduto prima, durante e dopo ‘Calciopoli’, basata però non sul ‘diffuso sentimento popolare’, ma su ciò che nessuna bandiera può oscurare: i fatti”.






