L’AQUILA – “Ci siamo fatti una domanda che poniamo, onestamente, a tutti i cittadini aquilani: “passato marzo, voi, al netto della giornata inaugurale, se non lo sapeste, andando in giro per la nostra città, avreste la percezione di essere nella Capitale italiana della cultura 2026?” Noi no! e ne siamo profondamente dispiaciuti”.
Lo scrivono in una nota i consiglieri di opposizione al Comune dell’Aquila Enrico Verini e Gianni Padovani.
Nella nota sottolineano tra le altre cose: “dal 1 gennaio le presenze turistiche si sono drasticamente ridotte rispetto all’anno passato e le attività, per “tirare a campare”, ripiegano offrendo ricettività alle maestranze legate alla ricostruzione; questa presenza di ripiego, non può essere spacciata per “presenza turistica”.
LA NOTA
Come cittadini aquilani siamo stati orgogliosi del riconoscimento dell’Aquila Capitale italiana della cultura 2026 e come Consiglieri Comunali abbiamo da tempo deciso, su questo tema, di provare ad essere propositivi ed aiutare per una buona riuscita, anche lanciando pubblicamente delle proposte (senza ricevere alcuna risposta da parte dell’Amministrazione, a dire il vero).
Tuttavia abbiamo anche il dovere di fungere da pungolo perché questo sia un anno che davvero lasci il segno e sappiamo che, se continuerà con questo ritmo, lascerà invece solo una serie di rimpianti.
Abbiamo chiesto, sul tema, come siamo soliti fare, un confronto con i commercianti e gli operatori turistici aquilani; queste le risposte che abbiamo ricevuto: dal 1 gennaio le presenze turistiche si sono drasticamente ridotte rispetto all’anno passato e le attività, per “tirare a campare”, ripiegano offrendo ricettività alle maestranze legate alla ricostruzione; questa presenza di ripiego, non può essere spacciata per “presenza turistica”.
I negozi in centro che sono rimasti aperti (abbiamo con immenso dispiacere visto con i nostri occhi la recente chiusura di attività storiche e sappiamo di imminenti altre chiusure di saracinesche), lamentano tutti un pauroso calo del fatturato su cui la risposta dell’amministrazione non può essere quella dell’utente medio social “è colpa di Amazon”. Non è più sufficiente questa interpretazione superficiale della realtà, mentre si autorizzano e si sono autorizzati numerosissimi (troppi) nuovi contri commerciali periferici (ma per loro non vale Amazon?).
Le vie secondarie del centro storico, un tempo vive e patrimonio di socialità, non stanno messe bene: via Patini, via Marrelli, via Sallustio, via Sassa, via Roio appaiono buie e spoglie, purtroppo; la stessa Piazza Duomo rappresenta una incognita, ad esser buoni, a cui si fa davvero fatica a dare un valorecondiviso.
La Capitale italiana della Cultura non è stata in grado di riaprire una scuola pubblica in centro e, da questo punto di vista, le Suore Micarelli (ma non solo loro) ci hanno dato un esempio e una lezione su come si poteva e dovere fare. Le Suore si (tanto di cappello a loro!), il Comune no.
L’Università che noi abbiamo sferzato più volte, sta inspiegabilmente facendo passare tempi biblici senza riuscire a ricostruire le proprie sedi vanificando gli immensi capitali ricevuti (soldi pubblici) tanto che, lo stesso neo Rettore, ha finalmente e pubblicamente espresso timori sul fatto che questi soldi (e questa ricostruzione) potrebbero essere revocati con un danno enorme per l’ateneo e per tutta la città.
Manca una biblioteca; manca un cinema nella Capitale italiana della Cultura, il Teatrocomunale non riapre ancora. Ma ci rendiamo conto dell’assurdità?
Abbiamo voluto dare un’occhiata al “programma in movimento” degli eventi di Pasqua, anche su richiesta di alcuni amici di fuori L’Aquila che ci hanno chiesto cosa c’era da fare, ipotizzando di venire in città.
Ci siamo un po’ vergognati di non saper offrire loro una risposta attraente.
Così non va proprio! Concludiamo offrendo nuovamente al Sindaco la nostra disponibilità a discuterne insieme per provare a migliorare il tutto. Forse siamo ancora in tempo, ma ogni giorno che passa, sarà inevitabilmente perduto e non tornerà più indietro.






