L’AQUILA – Pubblichiamo una lettera che Alfonso De Amicis, ex sindacalista aquilano, esponente di lungo corso della sinistra di classe, tra i promotori del Comitato in Difesa del Sistema sanitario nazionale, ha idealmente inviato all’indimenticabile Raffaele Colapietra, uno dei più importanti storici italiani, scomparso il 27 aprile di un anno fa all’età di 92 anni.

Caro Professore, è un anno che te ne sei andato e tuttavia i tuoi ragionamenti le tue riflessioni sono lì a dimostrare che le prospettive storiche in generale e soprattutto di questa città sono segnate.

La storia non si inganna. E,, quando meno te lo aspetti, presenta il conto. Tutti sono impegnati a disfarsi dell’ingombro dei tuoi insegnamenti, ormai li considerano ricordi vacui e frettolosi. Questa città non ha mai amato i suoi figli migliori. Il tuo funerale fu quasi un intralcio.

Una classe politica indegna, tutta degradata ad un presente infinito, non ha mai voluto riflettere sul fatto che la Costituzione non ha mai avuto piena applicazione, che le Regioni si sono rivelate un fallimento democratico e fonte di spesa speculativa e clientelare e che il tuo Meridione non era uno, come ciarlavano, ma molteplici e complessi. Un Meridione senza capitale, perché Napoli con la sua complessità e la sua cultura financo Europea non ha costituito un elemento aggregante e di direzione.

Non potevano ascoltare, pensavano ad altro, al metodo “Aquila”. E infatti sono Capitale della Cultura e tuttavia le frazioni sono all’anno zero come gran parte della città. Siamo come Sagunto assediata. Finita la festa, inizieranno i dolori. E noi, striminzita minoranza, interrogheremo i tuo scritti per cavarne una direzione, un senso di marcia. Ci manchi.