L’AQUILA – “Il governo non ha una strategia sulla ricostruzione del cratere, mancano i soldi e manca un’idea precisa per garantire un’apertura costante dei cantieri”.

È questo l’allarme lanciato dall’assessore del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano, analizzando i dati delle pratiche in istruttoria, di quelle che a breve potrebbero concludere l’iter e delle risorse attualmente disponibili.

Un dato è certo: il capoluogo ha già impegnato per intero quanto stanziato nella delibera Cipe numero 135 del dicembre 2012, che ha ripartito il residuo del decreto Abruzzo del 2009, e gli 1,8 miliardi previsti nella legge sulle emergenze (1,2 miliardi) e nella ultima finanziaria (600 milioni), che però deve ancora passare lo scoglio della Camera dei deputati.

Nel frattempo, presso gli uffici comunali, sono pronti contributi per 300 milioni di euro a cui va dato il via libera e l’Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra), negli ultimi sei mesi, ha fatto l’istruttoria su 486 milioni di schede parametriche che in pochi mesi potrebbero trasformarsi in progetti esecutivi e quindi passare all’incasso.

Una macchina in movimento ma costantemente in riserva, visto che i rifornimenti di benzina arrivano con il contagocce.

DELIBERA CIPE 135/2012: 985 MILIONI TUTTI SPESI

Si tratta dei 2,245 miliardi di euro residui del decreto Abruzzo destinate alla ricostruzione del territorio interessato dal terremoto del 6 aprile 2009.

Somme ripartite su una programmazione triennale 2013-2015 tra L’Aquila e i 56 comuni del “cratere” che il capoluogo ha già utilizzato per intero.

Tolti gli interventi per le opere pubbliche e per altre voci minori (beni culturali, sottoservizi, smart city, nuova sede del Comune dell’Aquila, assistenza alla popolazione e spese obbligatorie), per la ricostruzione privata restavano 1,445 miliardi.

Di questi 985 assegnati all’Aquila e 460 al “cratere”.

DELIBERA CIPE 50/2013: 686 MILIONI TUTTI IMPEGNATI

Con la delibera Cipe 50 del 2 agosto 2013, invece, sono stati destinati i fondi contenuti nella legge di conversione del decreto sulle emergenze (complessivamente circa 1.183.200.000 di euro recuperati con l’aumento delle imposte di bollo) giunta al termine della clamorosa protesta inscenata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che riconsegnò la fascia la primo cittadino e tolse le bandiere dagli uffici pubblici.

Soldi spalmati nelle annualità 2014-2019, di cui il 5% destinati alle politiche di sviluppo, un ulteriore 5% accantonato, il 3% ai comuni fuori “cratere” (33.721.200) e il resto al 63% all’Aquila (686 milioni circa) e il 37% (403 milioni) ai restanti 56 paesi colpiti dal sisma.

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I CONTI DELL’UFFICIO SPECIALE

Intanto, l’Usra diretto da Paolo Aielli ha esaminato 435 schede paramentriche per circa mezzo miliardo di euro, tra cui spiccano pezzi importanti del centro storico dell’Aquila, come l’aggregato di piazza della Prefettura, uno dei simboli del terremoto.

Per la precisione sono 486 milioni, ripartiti tra vecchia procedura, cioè quella avviata con la filiera Fintecna-Cineas-Reluis e poi trasferita al Comune (223 milioni), nuova procedura (la parametrica), pari a 175 milioni, 15 milioni per l’acquisto dell’abitazione equivalente e 71 milioni per le rettifiche fatte su vari progetti che necessitavano degli approfondimenti.

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Un ritmo che, secondo Aielli, “porterà a licenziare 1,2 miliardi di pratiche nel 2014”.

“Il fatto che le risorse sono insufficienti – precisa Aielli – non ci autorizza a rallentare, noi continueremo a fare il nostro lavoro, almeno i cittadini avranno un quadro chiaro e sapranno che, mano a mano che arriveranno i soldi, potranno partire subito con i lavori”.

LA “STRATEGIA” DI DI STEFANO

Numeri da un lato confortanti (il sistema ha iniziato a funzionare bene) ma dall’altro preoccupanti (la penuria di liquidità a fronte di cantieri che potrebbero aprire) e che ben conosce l’assessore Di Stefano: “mi sto sgolando per far capire che in questo modo non si può andare avanti”.

“A Roma, come si dice in gergo, ‘non ci fanno toccare palla’ – sottolinea – e manca una strategia, che invece noi abbiamo in mente”.

“Primo chiedere all’Europa di allentare la morsa sull’Italia – aggiunge – ci sono tanti soldi in Cassa depositi e prestiti che potrebbero essere utilizzati subito, ma che Bruxelles iscrive nell’indebitamento, una cosa assurda”.

“Secondo, aprire un confronto con le banche per esigere delle anticipazioni da recuperare con il credito d’imposta – conclude – sui loro conti sono passati e continuano a passare miliardi dedicati alla ricostruzione, è ora che restituiscano qualcosa, ma su questo serve la copertura giuridica dell’esecutivo”.