L’AQUILA – “Dopo anni di silenzio, l’Istituto penale per minorenni riapre. Una struttura rimasta chiusa dal sisma del 2009, simbolo di un’idea di giustizia che rifiutiamo fermamente, quella che al disagio risponde con repressione, quella che invece di riabilitare, punisce. Nel pieno di una crisi sociale, la risposta dello Stato è chiara: più repressione, meno diritti”.

È quanto si legge in una nota dell’Unione degli Studenti (Uds) L’Aquila.

“La riapertura dell’IPM – viene aggiunto – è l’ennesima conferma di un sistema che condanna chi è fragile, chi cade, chi viene lasciato indietro. Un sistema che non previene, non cura, ma punisce, che non educa ma isola. Il carcere minorile è una sconfitta collettiva e sociale, non una soluzione. Non serve a rieducare. Non serve a reinserire. Serve solo a interrompere percorsi di vita, a spezzare legami, a costruire una generazione di invisibili”.

“Ci opponiamo con forza alla riapertura dell’IPM perché crediamo che la vera sicurezza passi per l’accesso all’istruzione, alla salute mentale, alla cultura, alla ‘vita’. I soldi investiti nella repressione mascherati dal governo come ‘sicurezza’ devono essere destinati a progetti educativi, centri di aggregazione, sportelli di ascolto, percorsi di riabilitazione. Riaprire l’IPM oggi significa lasciare che la paura vinca sulla speranza. E noi non ci stiamo”.

“Noi lottiamo per una città e una nazione che cura invece di punire. Perché le risposte al disagio non si costruiscono con il ferro, ma con la solidarietà, la comunità, la partecipazione, la comprensione”, conclude la nota.