L’AQUILA – Si alza lo scontro politico tra il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, e il ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia.
Ieri il primo cittadino dell’Aquila, che ha lasciato il posto dopo lo scandalo su presunte tangenti per la ricostruzione che coinvolge, tra gli altri, anche l’ex vice sindaco Roberto Riga, ha chiesto le dimissioni del ministro.
Oggi, quest’ultimo, sferra un attacco durissimo in un’intervista rilasciata sul quotidiano torinese La Stampa, in replica alle affermazioni di Cialente che ha sostenuto di essere stato sostanzialmente costretto alle dimissioni dal governo per il taglio dei fondi destinati alla ricostruzione.
Per Trigilia sono “parole che si prestano a letture strumentali e che spostano il piano delle responsabilità. Il sindaco è liberissimo di fare le sue scelte, ma se decide di dimettersi, ciò accade solo a seguito di un’indagine della magistratura”
Sulla questione soldi, il ministro spiega: “c’è stata un’escalation di critiche fino al punto d’indicare il sottoscritto come un ministro incompetente, assente, addirittura disinteressato alle sorti degli aquilani. Le cose non stanno cosi. E mi spiego: il flusso di finanziamenti per la ricostruzione non si è mai interrotto e mai si interromperà. C’è un impegno politico del governo e il sindaco lo sa bene. È poi vero che gli ultimi stanziamenti sono limitati: 600 milioni. Ciò è innegabile, stante la situazione della finanza pubblica. Ma appunto dobbiamo distinguere: un conto è il flusso di cassa, altro sono gli immobilizzi sul lungo periodo”.
Il ministro, sottolineando una scarsa comunicazione e programmazione congiunta con l’amministrazione aquilana, è durissimo con l’amministrazione aquilana: “Possiamo domandarci se tutto va ricostruito dov’era e com’era? È di questo che avremmo voluto discutere e non solo di quanti soldi arrivano. Un governo non può essere e solo un bancomat”.
Per Trigilia “è inutile chiedere miliardi, che tutti sappiamo non esserci, quando poi la capacità di spenderli è sui 500 milioni all’anno. Per dirla con semplicità, non serve a nulla un enorme serbatoio carico d’acqua se poi dal rubinetto passa un filo”. “È inimmaginabile che il problema si possa risolvere in un anno o due. Occorrerà 1 miliardo all’anno per i prossimi 5-6 anni. Importante è l’impegno del governo, del ministro Saccomanni, del presidente del Consiglio, e mio, a non strozzare il flusso”.
Sullo stato della ricostruzione, il ministro snocciola un po’ di cifre: “dal 2009 a oggi sono stati spesi circa 12 miliardi di euro; 43 mila persone, pari al 66% degli sfollati, sono rientrati a casa; all’ Aquila sono aperti oltre 3mila cantieri; con l’apertura degli Uffici speciali per la ricostruzione all’ Aquila si registra un aumento delle pratiche da 400 milioni di euro annui a 1,2 miliardi. È aumentato il numero delle pratiche esaminate. Naturalmente non nascondo le difficoltà, il problema posto dal sisma è tra i più complessi in termini di ricostruzione. Non si può però sostenere per mesi che L’Aquila è stata abbandonata”.





