L’AQUILA – Nuova Giunta “light” per L’Aquila: il dottor Cialente è costretto a imporre una dieta ferrea per i partiti del centrosinistra, e qualcuno rimasto a digiuno potrebbe decidere di far sentire la propria voce.
Si gioca tutta intorno a delicatissimi equilibri e rapporti di forza la composizione del futuro esecutivo comunale che dovrà accompagnare il riconfermato Max nel prossimo quinquennio.
Con il taglio ai cosiddetti “costi della politica”, infatti, saranno solo nove le posizioni a disposizione, mentre in passato (non con il centrosinistra) si era arrivati ad avere perfino 14 assessori.
Nelle intenzioni del primo cittadino, più volte ribadite anche a urne non ancora chiuse, c’è la volontà di mantenere al suo fianco il tridente del Pd formato da Stefania Pezzopane, Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni.
“Squadra che vince non si cambia”, ha ripetuto come un mantra nella sua video intervista ad AbruzzoWeb.
Un’altra casella da riempire è quella della presidenza del Consiglio, con il bis reclamato a gran voce dall’uscente Carlo Benedetti. Un ruolo che fa gola anche ad Angelo Mancini e che, in prospettiva, potrebbe diventare oggetto di trattative qualora non si trovasse la quadra con tutte le formazioni che hanno sostenuto Cialente.
Dato per assodato che a ognuna delle sei formazioni che hanno portato alla vittoria alle amministrative sarà assegnato un posto in Giunta, gli spazi rischiano di assottigliarsi pericolosamente.
Non è un mistero, infatti, che Sinistra ecologia libertà e Federazione della sinistra puntino a piazzare, rispettivamente, Betty Leone (Sociale) o Marino Bruno (Urbanistica) e uno tra Enrico Perilli e Fabio Pelini all’Assistenza alla popolazione.
Una delega che, però, andrà rinforzata con qualcos’altro visto che, si spera, nei prossimi cinque anni la sua importanza andrà piano piano a esaurirsi con il rientro progressivo delle persone nelle case attualmente inagibili.
Restano, dunque, quattro posti per quattro partiti: Alleanza per l’Italia, la civica Cattolici democratici, Socialisti riformisti e Italia dei valori.
Troppo pochi, considerando che i primi hanno tre consiglieri e gli altri due a testa e, a rigor di logica, potrebbero reclamare più visibilità delle due formazioni di sinistra.
Il rebus si fa ancora più intricato se si considera che i Cattolici hanno dovuto sacrificare un consigliere sull’altare dell’apparentamento al secondo turno con i dipietristi: una rinuncia digerita, sembra, solo dopo la promessa di Cialente che avrebbero avuto due assessorati.
A meno che il sindaco non convinca Giampolo Arduini a tornare a fare il numero due dell’amministrazione e a lasciare da parte altre pretese, un’ipotesi tutta da verificare.
Con l’Api la soluzione potrebbe essere quella della riconferma di Roberto Riga e la concessione di qualche posto di sottogoverno nelle ex aziende municipalizzate, storicamente considerate ottime camere di compensazione delle spartizioni politiche.
Sicuramente non avanzerà richieste il plurivotato Giuseppe Ludovici, che si trova perfettamente a suo agio tra i banchi dell’assemblea, mentre resta da vedere quali saranno le aspirazioni di Ermanno Giorgi, ex sindacalista con un passato da assessore provinciale al Lavoro.
Altra questione spinosa è quella dei Socialisti riformisti: il primo dei non eletti della lista è l’evergreen Pasquale Corriere, che smania per affilare un’altra legislatura alla sua già quarantennale carriera, ma per entrare nell’assise municipale dovrebbe sperare in una promozione in Giunta di Gianni Padovani o di Antonio Nardantonio.
Padovani avrebbe sicuramente più chance visto che Nardantonio è un esordiente, ma c’è in agguato il leader del garofano aquilano Marco Fanfani, assessore in carica. Sul suo rinnovo, però, pesa il rinvio a giudizio rimediato pochi giorni fa per aver ricaricato con i soldi dell’Associazione teatrale abruzzese e marchigiana, ente da lui presieduto, il cellulare del figlio, pure se il politico si è affrettato a spiegare di “essere fiducioso” per il buon esito della vicenda giudiziaria.
Rimane il nodo dell’Idv, spaccata all’interno tra i neo-lealisti cialentiani di Lelio De Santis e il “ribelle” Mancini, che non è mai stato particolarmente entusiasta dell’accordo sottoscritto con il centrosinistra per il ballottaggio e anzi, ha confessato alla vigilia del secondo turno che qualche suo elettore avrebbe perfino votato per Giorgio De Matteis.
De Santis punta a ottenere la delega per sé o per Marilena De Ciantis: curiosamente quest’ultima è la moglie dell’assessore che l’Idv ha avuto in Giunta per quasi tutto il mandato, l’avvocato Pierluigi Pezzopane.
Mancini, come detto, vorrebbe accomodarsi sullo scranno più alto del Consiglio per ricoprire un ruolo di imparzialità che gli consentirebbe di mantenersi in qualche modo distante da una coalizione che gradisce poco.
Nel primo caso la maggioranza rischierebbe di ritrovarsi già con due “malpancisti” interni, lo stesso Mancini e il medico Giuliano Di Nicola, nel secondo il Pd dovrebbe sacrificare Benedetti, un fedelissimo del sindaco da tempi non sospetti, anche quando la sua ricandidatura veniva messa in discussione addirittura dal suo stesso partito.
È proprio a Cialente spetterà dipanare questa matassa, che sin dalle prime battute si presenta già molto intricata.
E non potrà metterci neanche troppo tempo, considerato che in campagna elettorale ha battuto molto sul tasto che votare per lui significava mettere da subito il Comune dell’Aquila in condizione di riprendere il lavoro. “Chiuderò in una settimana”, ha promesso. Pierluigi Biondi






