L’AQUILA – Ogni “maledetta” domenica. I centri commerciali saranno aperti sette giorni su sette all’Aquila, almeno fino a novembre.

L’assessorato comunale al Commercio e i negozietti ospitati dentro i grandi poli di vendita del capoluogo hanno infatti perso la battaglia (ma non la guerra) per contenere le aperture domenicali della grande distribuzione.

Il Tribunale amministrativo regionale (Tar) ha sospeso gli effetti dell’ordinanza 27/2010 dell’assessore Marco Fanfani, che fissava in 42 domeniche su 52 la possibilità di derogare all’obbligo di chiusura e restare aperti, ma solo a patto di osservare poi un giorno di riposo durante la settimana.

Un paletto modellato sulla fluida normativa regionale in materia, che però non è andato giù ai centri commerciali, che hanno condotto una battaglia legale per ottenere le mani libere e almeno per il momento sono riusciti nel loro intento.

Nell’udienza di ieri, i giudici amministrativi Cesare Mastrocola, presidente, Paolo Passoni, consigliere, e Alberto Tramaglini, consigliere ed estensore, hanno deciso di sospendere l’ordinanza fino all’udienza che entrerà nel merito della questione, fissata per il prossimo 9 novembre.

Un termine lunghissimo, durante il quale gli effetti del “diktat” di Fanfani saranno sospesi e i centri commerciali potranno fare un po’ quello che vogliono, aprire di domenica o anche chiudere.

Il Tar si è preso tanto tempo anche perché su un ricorso simile, presentato dalla Conad contro un provvedimento del Comune di Lanciano simile a quello di Fanfani, i colleghi giudici amministrativi di Pescara hanno deciso di rinviare tutto alla Corte Costituzionale, che sarà chiamata a valutare sulla costituzionalità della legge regionale sul commercio.

Per novembre il Tar spera che siano state chiarite una volta per tutte competenze legislative (per Fanfani sono della Regione, per la grande distribuzione evidentemente no) e normativa di riferimento (un possibile nuovo testo di legge è stato impallinato in Consiglio regionale e rinviato in commissione per approfondimenti).

La battaglia sulle aperture domenicali è stata portata alla luce da AbruzzoWeb sin dai primissimi giorni di gennaio.

Fanfani ha fatto la voce grossa sul rispetto della sua ordinanza, rivendicando il dovere di applicare la legge sulle chiusure festive. L’assessore ha anche convocato più di un vertice con i rappresentanti della grande distribuzione, dei negozietti, delle associazioni di categoria e dei sindacati (ritenuti “assenti ingiustificati”) per trovare un compromesso, che però non è mai arrivato.

Successivamente è emerso che, sempre in base alla normativa regionale, le limitazioni sulle aperture dovevano riguardare solo i “grandi” centri commerciali, che all’Aquila sono solo tre: Aquilone, Carrefour e Globo, che superano i 1.500 metri quadrati.

Polemiche ci sono state anche su questo, visto che alcune aree commerciali non superano quella soglia di un soffio e che non si capisce perché un negozio dello stesso tipo dovrebbe avere limitazioni in un centro commerciale sì e in un altro no.

Sia come sia, i centri commerciali aquilani hanno ignorato a bella posta le nuove disposizioni, finché non sono cominciate a piovere multe salatissime, da 5 a 20 mila euro.

A quel punto era già partito il ricorso al Tar, che ha sospeso gli effetti dell’ordinanza fino a ieri (ma Fanfani all’inizio ha avuto da ridire anche su questo), quando è stato chiuso il sipario sulla vicenda. Almeno fino a novembre.

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