L’AQUILA – Contrastare lo spopolamento delle aree interne investendo su servizi essenziali, connettività e trasporti. È uno dei passaggi richiamati dal vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto nel corso del convegno ‘Aree Interne, Natalità e Politiche per la Famiglia. Prospettive per una nuova coesione territoriale’ all’Aquila.
La giornata, promossa da Cisl, Forum delle associazioni familiari e Confassociazioni e condotta da Massimo Alesii, presidente dell’associazione Borghi del Respiro, ha riunito istituzioni, mondo accademico e terzo settore attorno al nodo dello spopolamento delle zone montane e rurali, con un focus sulla Regione Abruzzo.
Nel suo intervento in videocollegamento, Fitto ha inquadrato il tema delle aree interne dentro le priorità della politica di coesione e del prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, richiamando la sfida demografica e gli effetti sui territori.
“Il calo della popolazione e della forza lavoro, unito all’aumento della domanda di assistenza sanitaria e di servizi per gli anziani, esercita una pressione crescente sulle economie locali”, ha detto, sottolineando che “le aree interne, remote e meno popolate, sono le più vulnerabili”. Fitto ha indicato il rischio di un “circolo vizioso” alimentato dallo spopolamento, con giovani che lasciano “le proprie case, per cercare altrove opportunità di studio e di lavoro”. Da qui il richiamo al ruolo della coesione.
“La politica di coesione – ha detto – deve avere un ruolo centrale nel contrasto a queste dinamiche, investendo nei servizi essenziali, nella connettività e nei trasporti, per garantire pari opportunità di sviluppo”. Al centro, ha aggiunto, il principio del ‘right to stay’. “Un principio a cui ho dato attenzione sin dall’inizio del mio mandato, ossia il diritto di ogni cittadino europeo di vivere e prosperare nel luogo che chiama casa”. Un diritto che, nelle parole di Fitto, va reso concreto.
“Significa promuovere sviluppo economico, infrastrutture moderne e qualità della vita, affinché le aree interne siano attrattive, soprattutto per le giovani generazioni”. In questa direzione, ha annunciato, la Commissione sta lavorando a “una strategia specifica sul diritto di rimanere” da lanciare “entro la fine del 2026”.
Fitto ha inoltre ricordato la recente revisione della politica di coesione e la possibilità di reindirizzare fondi non impegnati verso nuove priorità: “competitività, acqua, energia, difesa e casa”. Sul tema abitativo ha parlato di “una vera e propria emergenza per Stati membri, Regioni e Comuni”.
“Siamo in una fase di declino demografico ormai da diversi anni: dal 2014 registriamo un calo di circa un milione e mezzo di persone in Italia”, poi ha detto il presidente lstat Francesco Maria Chelli intervenendo al convegno.
L “Le aree interne non sono una periferia da assistere, ma un pezzo di Paese da tenere in vita con scelte concrete”, ha detto Alesii aprendo i lavori. Chelli ha spiegato che la diminuzione della popolazione è legata soprattutto al saldo naturale: i decessi superano stabilmente le nascite.
“La situazione migratoria è molto positiva, ma per quanto sia positiva non riesce a ristabilire l’equilibrio – ha aggiunto – sottolineando che il fenomeno riguarda anche l’Abruzzo, con tendenze più forti della media nazionale e dinamiche tipiche del Mezzogiorno, dove pesa anche il saldo migratorio interno negativo verso il Centro-Nord”.
Sul fronte delle politiche familiari è intervenuto Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, che ha parlato di “degiovanimento” della popolazione e di una struttura demografica che “non sta in piedi così com’è”.
Tra le priorità indicate, il sostegno alle donne e alla conciliazione tra lavoro e cura, una maggiore condivisione dei compiti di cura e misure per i giovani, che entrano tardi nel mondo del lavoro e spesso lasciano il Paese. Ad aprire il convegno il saluto dell’arcivescovo dell’Aquila, Antonio D’Angelo, che ha espresso un richiamo alla necessità di tenere insieme comunità e servizi nei territori più fragili, perché la tenuta demografica passa anche dalla possibilità, per famiglie e anziani, di restare nei paesi senza essere costretti a spostarsi per bisogni essenziali.





