L’AQUILA – “41 bis uguale tortura, solidarietà a Nadia Lioce”.

Recita così la frase apparsa questa mattina su uno striscione apposto dal movimento femminista proletario rivoluzionario del capoluogo sui cancelli del tribunale dell’Aquila, dove si svolgeva il processo a Nadia Desdemona Lioce e dove si è svolta anche una raccolta firme contro il carcere duro per la brigatista rossa, sostenuta con volantini dove si chiede “la difesa delle condizioni di vita della Lioce, unica donna, prigioniera politica, sottoposta da circa 12 anni a un duro regime di 41 bis”.

La 58enne foggiana sta scontando nel carcere delle Costarelle tre ergastoli per atti terroristici legati agli omicidi dei giuslavoristi Massimo D’Antona e Marco Biagi e del poliziotto Emanuele Petri, ferito a morte nel 2003 durante la cattura della Lioce.

La brigatista è sotto processo anche per oltraggio a pubblico ufficiale e disturbo dell’occupazione e del riposo del personale, per fatti che risalgono a 3 anni fa.

“Il 41 Bis è un regime dove perdi totalmente la gestione della tua vita – si legge ancora sullo striscione – spesso anche dei tuoi pensieri. Ti spogliano della tua identità, diventi a tutti gli effetti un fantasma. Ti levano anche lo specchio, per non farti specchiare per farti sentire nell’ombra”.

Tra gli argomenti del movimento femminista a sostegno della Lioce: il fatto che vengano eseguite perquisizioni corporali quando si esce per l’ora d’aria, il totale divieto di comunicare con altre detenute e la inesistente corrispondenza con l’esterno per la forte censura.

Condizioni queste che per le femministe proletarie “ledono completamente i diritti umani e delle donne – come si legge in un volantino – E verso Nadia Lioce si tratta di una repressione da parte dello Stato, che ha anche lo scopo di punire una donna che continua ribellarsi”. (a.c.p.)