L’AQUILA – Si è spento a  86 anni il professore aquilano Luciano Onori, medico internista di fama nazionale. Ha formato nella sua lunga e appassionata attività, centinaia di medici e professionisti del campo medico. E stato da sempre con orgoglio schierato politicamente a sinistra.

E’ stato allievo del grande scienziato, protagonista internazionale della moderna endocrinologia, Aldo Fabbrini, fondatore dell’andrologia, morto a luglio scorso. Fu lui ad avere al fianco  Luciano Onori e Vittorio Santiemma e fu un vento innovativo per la medicina aquilana, che pose al centro il paziente.

Così lo ricorda il professore Marco Valenti: “Saluto con commozione un vero Maestro della Medicina, mai amato dall’accademia, ma adorato da generazioni di studenti: le sue lezioni ‘non ufficiali’ di terapia medica alle 7.30 nel vecchio ospedale erano seguite da tutti, quelle ufficiali da pochi. Grazie Luciano”.

Scrive l’amico Mauro Colaianni,  “La città dell’Aquila, la regione Abruzzo, l’Italia perde un Luminare di fama internazionale. L’umanità perde un combattente valoroso da sempre al fianco dei più deboli, perde un Comunista. Io perdo un amico fraterno. Ciao Compagno Luciano, che la terra ti sia lieve”.

Si sfoga l’ex esponente di Rifondazione comunista, Giulio Petrilli, “Ogni giorno una triste notizia. Sembra quasi che la tristezza in questo periodo debba essere sempre presente. Pandemia, guerre e perdite di amici carissimi. Ora leggo la scomparsa del prof. Luciano Onori. Un luminare nel suo campo ma un politico bravo, molto bravo. A diciotto anni feci la campagna elettorale per lui, era candidato con Democrazia Proletaria, iniziavo il mio impegno in politica. Poi ricordo che alla clinica medica dove lavorava all’ex San Salvatore al viale Duca degli Abruzzi  visitava sempre, sempre gratis, a tutti gli orari, era una missione per lui la professione medica e la politica.  Poi lo ricordo perché’ fu uno dei pochissimi a partecipare con me alle manifestazioni contro il 41 bis. Ce ne furono due e venne a tutte e due incurante delle possibili polemiche. Che poi scoppiarono forti. Ma noi ci battevamo semplicemente contro una detenzione disumana. Era coraggioso e coerente”.