L’AQUILA – Trovata e subito ricoperta da uno strato di terriccio: per l’antica fontana venuta alla luce nei giorni scorsi durante gli scavi per il tunnel dei sottoservizi, nel piazzale antistante la basilica di San Bernardino, all’Aquila, si è deciso di non procedere al recupero, ma solo a documentazione fotografica e analisi dei resti.

Gli archeologi, da quanto si è appreso, hanno prima liberato dal terreno tutti i reperti, quindi li hanno catalogati attraverso prove fotografiche e la realizzazione di una piantina che permetta di sapere con esattezza dove si trovino, anche una volta richiuso il manto stradale.

I resti della fontana sono stati coperti con un materiale in tessuto-non tessuto, un successivo strato di sabbia, cemento e di nuovo sabbia.

L’ultimo strato è stato “rullato”, cioè compattato, prima della posa della copertura finale di asfalto.

Torna quindi a ‘dormire’ nel sottosuolo questo pezzetto dell’Aquila di un tempo, risalente con tutta probabilità al 1600, se ci si basa sui disegni e le antiche carte topografiche della città, anche se non c’è ancora una datazione ufficiale da parte degli archeologi.

“La copertura dei resti della fontana è un atto necessario per esigenze di tutela dei reperti stessi – spiega ad AbruzzoWeb Rosanna Tuteri della Soprintendenza ai beni culturali e archeologici – Non si può lasciare tutto senza protezione, soprattutto se non c’è un immediato progetto di restauro e copertura a vista, come è appunto in questo caso”.

“Il sito è stato documentato e catalogato – aggiunge – e nulla vieta che un domani ci si possa tornare, in accordo con il Comune, per una eventuale valorizzazione del manufatto e del contesto di appartenenza”.