L’AQUILA – Si contano le ferite nella sempre più litigiosa maggioranza di centrosinistra nel Comune dell’Aquila, all’indomani della concitata seduta di Consiglio di ieri sera, che si è conclusa anzitempo e dove si è sfiorata la rissa.

In particolare volano gli stracci tra il Partito democratico e gli alleati di Rifondazione comunista e Partito socialista. Eppure all’ordine del giorno c’era niente meno che le nuove tasse locali da applicare ai citadini aquilani, come l’Imu sulle case di lusso, la Tasi, la nuova tassa sulla proprietà e la Tari, quella sui rifiuti. Tutto rimandato a lunedi prossimo.

Il sindaco, Massimo Cialente, ai microfoni di AbruzzoWeb fa oggi buon viso a cattivo gioco, dichiara la volontà di andare avanti, ma è evidente anche a lui la necessità di un profondo chiarimento politico.

A scatenare il parapiglia è stato, in particolare, un emendamento alla delibera il regolamento sull’Imposta unica comunale (Iuc), a firma del consigliere del gruppo socialista Antonio Nardantonio, condivisa dal capogruppo di Rifondazione Enrico Perilli, che chiedeva riduzioni fiscali del 50 per cento per 5 anni per gli insediamenti di nuove attività produttive.

Proposta, per ora, irricevibile per il sindaco e per l’assessore al Bilancio Lelio De Santis, Italia dei valori, per mancanza di coperture e per problemi tecnici da approfondire. In tutta risposta socialisti e comunisti hanno abbandonato l’aula e hanno fatto mancare il numero legale, seguiti dall’opposizione di centrodestra, riconoscente per l’assist politico.

Ma il primo a lasciare l’aula era stato proprio Cialente, in segno di stizza davanti alla rissa esplosa tra gli esponenti della sua maggioranza. A seguire ai cancelli d’uscita una rissa sfiorata tra il socialista Gianni Padovani e il capogruppo del Pd Maurizio Capri.

La giornata si conclusa con un tesissimo conclave notturno della Giunta.

“Ieri ho posto un problema di metodo e di sostanza, siamo già una maggioranza risicatissima che ha perso pezzi perché non abbiamo accetto le vecchie logiche, il numero legale può saltare per poche assenze, non è possibile che se un assessore competente dice una cosa, il sindaco conferma, il dirigente certifica che un emendamento non si può fare, come avvenuto con l’emendamento di Nardantonio, venga a mancare il numero legale – sbotta il sindaco – Abbiamo di fronte sfide drammatiche, dobbiamo avere più senso di responsabilità”.

Cialente però esclude “fantasiose ipotesi di dimissioni”, entro il 23 novembre, deadline che potrebbe consentirgli di ritentare la roulette delle urne presentandosi per un terzo mandato, a patto che le dimissioni non siano volontarie.

“Il fallimento di questa coalizione – spiega infatti – sarebbe il fallimento del centrosinistra. Serve piuttosto un vero chiarimento, non è pensabile affrontare in questo modo passaggi delicatissimi come il nuovo piano regolatore”.