L’AQUILA – Partito democratico sul banco degli imputati nella riunione della coalizione di centrosinistra che mercoledì sera, nella sede di viale della Croce Rossa, ha per la prima volta dalla sconfitta elettorale del 25 giugno analizzato il risultato, dai più definito “il più clamoroso della storia della città”.
E i partiti minori, che rivendicano di essere più rappresentativi del Pd se sommati tra loro, reagiscono con freddezza all’ipotesi avanzata da Enrico Verini di Sicurezza e lavoro di affidare al candidato sindaco sconfitto, nonché suo amico personale da anni, Americo Di Benedetto, il ruolo di coordinatore della minoranza.
La coalizione ragiona intanto su chi puntare per la presidenza della Commissione di Garanzia e controllo, che per consuetudine spetta alla minoranza: in corsa i veterani del Consiglio Giustino Masciocco, di Articolo Uno, e Angelo Mancini, rieletto con la lista Sicurezza e lavoro.
“Non si può far finta di niente, si deve ripartire da capo”, dice Fabio Ranieri, coordinatore di Articolo 1 che, insieme a Luca D’Innocenzo di Territorio collettivo, Lelio De Santis di Cambiare Insieme e lo stesso Verini, è stato uno dei più duri nel proprio intervento.
“È stata fatta un’analisi complessiva abbastanza impietosa degli errori commessi, sia di natura politica che di messaggio amministrativo che è stato lanciato agli elettori – dice Ranieri ad AbruzzoWeb – era la prima occasione, visto che solo il Pd ha fatto duecento uscite pubbliche, attraverso i suoi rappresentanti, malgrado rappresenti un terzo della coalizione”.
Il partito del segretario Stefano Albano, che ha tenuto la relazione introduttiva, “sembra ragionare come se questa coalizione fosse cosa propria e basta”, accusa Ranieri, per il quale ora occorre “rimettere in piedi un centrosinistra di opposizione, ma che non è monocolore Pd”.
“Si riparte dagli errori commessi e dal costruire una coalizione più equilibrata e ora ragioniamo di come coordinarci in Consiglio comunale. Il progetto ha perso quindi non si può ragionare come se non fosse stato così. Anche il ricorso per l’anatra zoppa, ad esempio, non è stato concordato con nessuno”, in relazione alla notizia anticipata proprio da AbruzzoWeb di provare a rovesciare la maggioranza grazie a un riconteggio delle schede nulle, puntando a mettere in minoranza il nuovo sindaco, Pierluigi Biondi.
“Faremo opposizione dura, a prescindere dai rapporti personali, non faremo nessuno sconto”, assicura in conclusione Ranieri.
“Pochi selfie e poche chiacchiere, occorre fare una opposizione non rancorosa e ideologica, ma costruttiva”, dice Verini, per il quale “gli errori sono stati tanti ma la responsabilità di questa coalzione ricade sul Pd, nel bene e nel male, quindi anche le responsabilità del Pd ricadono su tutti. Errori e tatticismi interni a quel partito li hanno pagati tutti”.
“Troveremo forme associative per continuare ad assolvere al ruolo che ci ha affidato l’elettorato, che è l’opposizione – aggiunge – Uno dei motivi della sconfitta è la mancanza di iniziativa da parte della Regione e marginalità dell’Aquila nella politica della giunta regionale. Non possiamo lasciare solo a Biondi dire che la città è isolata”.
L’ambizione, dunque, è quella di creare un “contrappeso” al partito di maggioranza relativa. La proposta concreta è arrivata da D’Innocenzo: “I piccoli fuori dal Pd si devono coordinare e poi quando ci sono rapporti di forza equilibrati si discute alla pari – spiega a questo giornale – ho proposto di costituire un coordinamento dei soggetti non Pd per evitare gli errori che ci sono stati in questi mesi”.
“L’errore di fondo è un disequilibro tra il Pd e le altre forze, che parte dal fatto che non siamo riusciti a costruire una candidatura forte alle primarie, un disequilibrio che ha dato l’idea che il rinnovamento non era in campo, e che le forze non Pd erano troppo piccole e frammentate – aggiunge – La questione politica è costituire una soggettività più grande e forte. Il livello di coordinamento delle opposizioni sarà indispensabile ma dipenderà dai gruppi in Consiglio più che da noi, noi lavoriamo per la costruzione di soggettività politica fuori dal Pd che abbia la forza di confrontarsi alla pari. Niente polemiche o individuazione di responsabilità”.
Anche per Lelio De Santis, segretario regionale dell’Italia dei valori, si è trattato di una “valutazione tardiva perché se l’avessimo fatta prima che cominciasse il bailamme su Facebook, tutto interno al Pd, non sarebbe stato male” e “la colpa è di tutti, ciascuno ci hanno messo del proprio, ma la centralità è del Pd”.
“Non si può procedere alla ‘volemose bene’ dopo un suicidio politico del genere”, tuona De Santis, per il quale sul risultato finale ha pesato “l’operato dell’amministrazione comunale uscente, pensiamo solo alle bollette del progetto C.a.s.e. fatte con i piedi mandate pochi giorni prima del voto”.
“Biondi è stato più presente, più incisivo, io con una battuta ho detto che Biondi ha fatto la sinistra e Di Benedetto il centro, se non la destra”, aggiunge.




