L’AQUILA – Sono migliaia le cartelle esattoriali che l’Agenzia delle Entrate sta inviando in questi giorni agli utenti dell’Azienda sanitaria della provincia aquilana per chiedere il pagamento delle prenotazioni per visite ed esami non disdette da parte di costoro.
Una richiesta lecita ma non affatto tempestiva visto che ve ne sono alcune, anche in nostro possesso, che risalgono al 2015. Le richieste in esame arrivano fino al 2019.
Una circostanza che si è verificata più volte nell’ultimo anno, già denunciata a questo giornale (Qui il link)
La Asl in una nota sul sito ha spiegato: “Secondo una legge dello Stato (d.lgs. 124 del 29.04.1998), si può disdire la prenotazione di una visita fino a tre giorni prima della data fissata. Superato questo termine, si è tenuti a pagare il costo del ticket. Si tratta di una norma che tutela tutti coloro che si rivolgono al servizio sanitario, anche lei: comunicando l’impossibilità di recarsi all’appuntamento, lei lascia spazio ad altri che ne hanno bisogno, permettendo di ridurre le liste d’attesa”.
Ma ci sono molti utenti che intendono eccepire la prescrizione, che sembra essere quinquennale secondo alcuni legali o decennale per altre fonti più istituzionali, fatto sta che si naviga nel ginepraio di norme complesse: di certo dopo molti anni non è facile andare a ritrovare ipotetiche carte che fungono da “pezze di appoggio” in un contenzioso civile. E questo ha generato malumori.
Ma esiste anche un problema che nessuno può ignorare visto che molte disdette sono state fatte in passato via telefono senza che ci sia mai stato alcun rilascio di documento da parte degli uffici. E non ci sarà mai nessun addetto Asl che potrà certificare che la telefonata non sia avvenuta.
E, infatti, in altre regioni come in Puglia ci sono state delle rivolte in occasione di una vicenda analoga.
Alcuni utenti, per contro, hanno già pagato per non andare incontro a cause lunghe e dagli esiti incerti contro istituzioni inflessibili.




