L’AQUILA – Si attendono buone nuove per la salvaguardia e il recupero dell’antica Porta Barete, all’Aquila.
A breve arriverà la firma del nuovo direttore regionale per i Beni Culturali, che dovrebbe essere Francesco Scoppola, anche se l’ufficialità della sua nomina ancora non è arrivata, per sancire il riconoscimento di “importante interesse culturale” della cinta muraria dell’Aquila, in particolare del tratto cruciale tra via Vicentini e viale Ovidio, ovvero di Porta Barete, dove a seguito dell’abbattimento di una palazzina, il civico 207, con conseguente svuotamento del terrapieno, è tornata alla luce l’antica struttura muraria con cui nel 1308 era stato realizzato il corpo di guardia della porta, un leone in pietra calcarea di epoca romana e parti della pavimentazione di quella che fu la piazza di acceso alla città.
A confermarlo ad AbruzzoWeb è Silvia Gianfelice, funzionaria della direzione regionale dei Beni culturali che sta seguendo passo dopo passo, o meglio metro dopo metro, l’importante pratica.
E che, prima di ogni cosa, tiene a sottolineare come sia immotivata la preoccupazione nata dalla costatazione che a causa della vacatio della Direzione regionale dal 16 aprile, per la mancata conferma dell’ex direttore, Fabrizio Magani, sono scaduti il 19 luglio i 120 giorni entro i quali la Direzione avrebbe dovuto concludere la procedura di riconoscimento.
“Quel termine non è perentorio – spiega la funzionaria – a fare ricorso al suo scadere potrebbe essere solo il Comune dell’Aquila, un’ipotesi del tutto improbabile. Il nostro iter, del resto, è quasi concluso. Abbiamo già dato il riconoscimento di importante interesse culturale a quasi tutta la cinta muraria, compresa, ovviamente, quella che interessa Porta Barete. Ci manca solo il tratto di porta Bazzano e di Porta Napoli. E la pratica sarà tra le prime che il neodirettore, appena insediato, troverà sulla scrivania per la firma”.
A quel punto interverrà per porre un vicolo diretto o indiretto la Soprintendenza dei beni culturali, che conterrà inevitabilmente prescrizioni ben precise che possono arrivare al divieto di edificazione nei tratti di maggior pregio della cinta muraria, all’individuazione di una fascia di rispetto di cinque metri al di qua e al di là delle mura, per tutelarne la bellezza e la fruizione.
Stando così le cose, si può pronosticare che la palazzina del civico 207 difficilmente potrà essere ricostruita com’era e dov’era.
E potrà dunque essere avviato, con fondi già in parte disponibili, una straordinaria opera di recupero di uno dei luoghi più significativi dell’antica città medioevale.
A premere per questo intervento, l’associazione cittadina Jemo ‘nnanzi e con loro centinaia e centinaia di cittadini che si sono mobilitati a difesa di Porta Barete.
“Ci auguriamo che la pratica della Direzione regionale – spiega Ad AbruzzoWeb Cesare Ianni, attivista di Jemo ‘Nnanzi – si concluda nel più breve tempo possibile. Intorno al recupero e alla valorizzazione di Porta Barete si è creato infatti uno straordinario movimento civico, che ha assunto dimensioni nazionali. Vogliamo anche che i cittadini che abitano nel civico 207 abbiano al gista savaguardia dei propri diritti, compenetrata con la salvaguardia della tutela del sito”.
Ianni ricorda a tal proposito “le centiania di cittadini mobilitati, la progettazione partecipata che ha immaginato un nuovo assetto per l’ingresso sud della città lungo l’asse di Via Roma e ancora la copertina dell’ultimo numero della rivista dell’Archeoclub dedicato proprio a Porta Barete, e ancora le mobilitazioni a livello nazionale di Legambiente, Beni culturali e Italia nostra. Sul sito del Fondo ambientale Italiano Porta barete è indacata come luogo del Cuore”.
Insomma, porta Barete si è aperta, richiuderla significherebbe sbatterla in faccia ai tanti cittadini che hanno avuto la sensibilità di immaginare una ricostruzione post sismica fatta della materia dei sogni. Non solo delle particelle catastali.



