L’AQUILA – Aprire un nuovo show room nel cantiere aquilano della ricostruzione, con superficie espositiva decuplicata e nuove assunzioni tutte locali, per rifare faccia alla crisi e mettere ancora di più le radici nel territorio dopo 5 anni di lavoro.
Questa la volontà dell’imprenditore viterbese Rino Orsolini, che giovedì 11 varerà un nuovo maxi insediamento nella zona Est del capoluogo, a Bazzano, vicino alla storica concessionaria Bmw, dell’azienda di famiglia, che veleggia verso il 135° anno di attività.
Punto vendita che andrà a fare il paio con quello che ha aperto i battenti a Pile, dall’altro lato della città, pochi mesi dopo il terremoto del 6 aprile 2009.
Una mossa imprenditoriale coraggiosa, tanto da attirare anche l’interesse del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, patron del gruppo Mapei, che per la prima volta farà visita al capoluogo abruzzese discorrendo di sviluppi futuri nella rinascita post-sisma con il suo amico e collega Orsolini.
AbruzzoWeb gli ha rivolto qualche domanda per capire le ragioni alla base di una scelta temeraria ma che Orsolini è sicuro porterà a centrare ottimi risultati tanto che, assicura, “resteremo molto a lungo da queste parti, oltre il decennio che servirà alla ricostruzione”.
Perché continuare a investire mentre la crisi imperversa?
Per un semplice motivo, perché in questa situazione o cresci o crepi. Perché la grande distribuzione organizzata è in mano straniera, principalmente francese, e noi ci poniamo in contrapposizione. Perché è nel nostro spirito etrusco: la nostra azienda è stata fondata nel 1880, nel 2011 Unioncamere ci ha insignito del titolo di azienda storica italiana, questo dna ce l’abbiamo dentro.
Com’è nato questo legame con L’Aquila?
All’Aquila siamo venuti prima del 6 aprile 2009. Subito dopo aver aperto a Rieti, abbiamo visionato il capannone ex Optimes per aprire un magazzino, salvo poi scoprire che interessava all’Università. Non siamo qui solo per il terremoto e non solo per fare business, c’eravamo da prima. Certo, con il sisma abbiamo preso la palla al balzo: dopo 90 giorni avevamo già preso l’immobile di Pile e cominciato a lavorare. Ma siamo stati vicini alla popolazione, abbiamo contribuito con un furgone infermeria a Lucoli. Non siamo mordi e fuggi, siamo e saremo presenti sul tessuto sociale.
Lavorare nel più grande cantiere d’Europa presenta anche insidie, però.
Vendiamo se le imprese sono assicurate, altrimenti cadiamo come tanti nostri colleghi che sono morti sul credito, che hanno dato materiale che poi non hanno incassato. Su questo stiamo estremamente attenti. Chi non ha solidità imprenditoriale ed edilizia non lo serviremo mai.
Dopo 5 anni e mezzo, qual è il bilancio della vostra attività nel “cratere”?
L’esperienza è stata bellissima, anche di vita, soprattutto all’inizio, ora c’è una continuità: ci vogliamo rimanere a lungo, all’Aquila. Gli investimenti che stiamo facendo sono notevoli, qui ci sarà lavoro per i prossimi 10 anni ma non è che dopo 10 anni stacchiamo la spina e andiamo via. C’è un discorso intrapreso con istituzioni, imprese e la gente, che non vogliamo interrompere.
Logica conseguenza, l’investimento nella nuova sede di Bazzano.
A Pile il posto è grande ma un po’ stretto, avevamo bisogno di far vedere il materiale di show room e passeremo da 180 metri quadrati di sala mostra a 1.100. Ancora, 7 mila metri di piazzale altri 1.000 per ferramenta e termoidraulica. Inoltre, con un punto vendita nella zona Est e uno a Ovest, saremo molto più pronti a trasportare il materiale risparmiando fino a mezz’ora. Sarà un discorso duraturo nel tempo.
Quali saranno i risvolti occupazionali?
Abbiamo assunto 9 dipendenti, personale tutto aquilano e se vanno bene le cose ne prenderemo altro, sempre dall’Aquila. L’età media è di trent’anni o giù di lì. Abbiamo fatto formazione, stiamo investendo sul personale. Rispetto ai 13 di Pile l’organico è quasi raddoppiato, speriamo di incrementarlo ancora, ovviamente sempre in relazione ai fatturati.
Com’è venuta, invece, l’idea di chiamare il presidente di Confindustria per l’inaugurazione?
L’amicizia che ci lega con la famiglia Squinzi è ormai trentennale. Voglio sottolineare che nessun presidente di Confindustria dal 2009 era mai venuto all’Aquila. Una sera con una telefonata gliel’ho proposto e ha detto sì. Parleremo sulla situazione italiana e di quella aquilana messe insieme. Avere un presidente di Confindustria che si renda conto di come stanno le cose costituirà un valore aggiunto anche per la ricostruzione, può aprire un filo diretto con il governo. Alberto Orsini



