L’AQUILA – La storia aquilana non finisce di stupire e dopo Porta Barete un nuovo tesoro riaffiora dai lavori di recupero e valorizzazione della cinta muraria trecentesca, condotti dalla Soprintendenza unica archeologica, Belle arti e Paesaggio per la città dell’Aquila e i comuni del cratere.

I tecnici della Soprintendenza per ora preferiscono non pronunciarsi, ma potrebbe trattarsi di Porta Romana, di cui si era persa traccia fino a oggi.

La scoperta è avvenuta sul tratto di mura di via XXV aprile nei pressi della stazione ferroviaria, dove sorgeva anche l’antica caserma Francesco De Rosa del 18esimo artiglieria che occupava la parte interna delle mura e che fu bombardata durante la seconda guerra mondiale.

A confermare che potrebbe trattarsi proprio di Porta Romana, l’antica pianta di Girolamo Pico Fonticulano del 1575 che la colloca tra Porta Rivera e Porta Barete a fianco a Porta Pilese.

Porta Romana scompare poi dalla pianta di Antonio Francesco Vandi, del 1753, prima carta successiva al sisma che nel 1703 distrusse la città.

A ulteriore riprova dell’autenticità del varco, ci sarebbe anche l’acciottolato riemerso, tipica pavimentazione fatta di ciottoli di fiume, sulla quale transitavano i carri in ingesso alla città.

Circa le prime informazioni ufficiose trapelate sui ritrovamenti, l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, raggiunto da questo giornale commenta: “Il bel progetto di recupero delle mura continua a dare sorprese, di cui però attendiamo certezze dalla Soprintendenza che ringrazio per il lavoro messo in campo da tutti i suoi professionisti”.

Uno splendore, quello delle mura cittadine, lungo 700 anni e che ancora oggi non smette di stupire.

Il restauro della cinta muraria lunga circa 5 chilometri è stato finanziato per 8 milioni di euro da fondi Por Fesr e per altri 3 dalla ex Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici d’Abruzzo.

I lavori sono stati curati dall’architetto della Soprintendenza Antonio Di Stefano e si concluderanno entro l’estate.

“Un’opera grande e intelligente e un lavoro di professionalità e competenza – aggiunge – Questa è L’Aquila che riscopre i suoi valori e  suoi tesori. Al pari di Porta Barete anche qui sembra riaffiorare qualcosa dalla storia antica: bisogna puntare alla valorizzazione massima  della nostra storia e delle nostre radici. Queste scoperte restituiscono alla città il suo valore collettivo”.