L’AQUILA – Proseguono a ritmo serrato le indagini sulla morte di Maurizio Cerrone, avvenuta nell’appartamento del Progetto C.a.s.e. della frazione aquilana di Paganica dell’amico Fabio Pieri, 45enne di Viterbo, finito sotto inchiesta con l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto e detenzione a fine di spaccio.

Il pm Roberta D’Avolio, come racconta Il Centro, ipotizza che la tragedia sia stata causata da droga e l’autopsia, che è stata fatta ieri, è finalizzata ad accertare se davvero il 54enne, che viveva a Tempera, sia deceduto per overdose o a causa di un malore. 

La conseguenza di questa seconda ipotesi sarebbe l’archiviazione del caso.

I risultati degli esami tossicologici si conosceranno tra due mesi. 

Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso per ricostruire i movimenti dei due e  soprattutto per capire chi abbia ceduto la droga a Cerrone, ma non è affatto escluso che a pesare sulla decisione del pm di indagare l’uomo, assistito dall’avvocato Giulio Lazzaro, sia il particolare che su Pieri grava un’analoga accusa di morte quale conseguenza di altro reato per la morte, sempre per overdose, di Alessandro Lega, il 25enne aquilano colto da un malore nell’agosto scorso, sempre nell’appartamento del 45enne.

In questo intreccio di drammi, va ricordato che nello scorso settembre era stato trovato senza vita, all’interno di uno stabile inagibile Asl, in viale Duca degli Abruzzi, Alberto Cerrone, fratello di Maurizio, morto per overdose. 

Inevitabile, quindi, che la Procura e i carabinieri vogliano vederci chiaro. 

L’uomo, però, ascoltato dagli invstigatori, nega ogni accusa: secondo lui, Cerrone dopo essere entrato nell’abitazione a Paganica ha consumato la droga che aveva già con sé, per poi dirigersi nella stanza da letto dalla quale non è più uscito.

Pieri avrebbe dormito in un’altra stanza e una volta svegliato, non vedendo più l’amico, è entrato per svegliarlo, ma notando che c’era qualcosa che non andava, ha avvertito il personale medico del 118.

Nella giornata di ieri, infine, il gip del tribunale ha convalidato il fermo di pg di Maurizio Regondi, arrestato dai carabinieri con l’accusa di detenzione di spaccio di un discreto quantitativo di eroina. 

A Regondi, persona nota alle forze dell’ordine, sono stati concessi gli arresti domiciliari su richiesta dell’avvocato Giulio Lazzaro in vista di un rito alternativo.