L’AQUILA – Una pioggerellina, leggera ma fitta, iniziata a cadere proprio in avvio di manifestazione, non ha fermato il comizio in piazza Duomo all’Aquila della leader di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, Giorgia Meloni, a sostegno del candidato sindaco Pierluigi Biondi, sul palco assieme ai vertici regionali dei partiti del centrodestra, a partire da quelli del suo stesso movimento, Etelwardo Sigismondi e Giandonato Morra, a Nazario Pagano di Forza Italia.
In piazza, tra gli altri, anche i consiglieri regionali Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri, l’ex consigliere Luca Ricciuti e l’ex assessore Gianfranco Giuliante.
“Se la partita si chiude domenica 11 giugno? Nel caso in cui Biondi vinca al primo turno sì, altrimenti no”, ha scherzato l’ex ministro coi cronisti al suo arrivo. “Penso che si andrà al secondo turno – ha aggiunto – e pensiamo che al di là di quello che dicono quelli del Pd ci sia una partita tutta da giocare, su questo che per noi è un territorio simbolico. Abbiamo candidato una persona che è il simbolo stesso di una ricostruzione necessaria, tardiva, una persona concreta, non ideologica, capace di dare delle risposte a questa terra che ha bisogno di visione e di concretezza”.
Su che fine abbiano fatto i fondi stanziati dal suo ministero (2,5 milioni di euro) all’indomani del terremoto per la realizzazione di progetti a favore dei giovani, la Meloni ha detto che “bisogna chiederlo all’amministrazione comunale”.
“Io più di aver investito quelle poche risorse che avevo sul territorio dell’Aquila quando c’è stato il terremoto, cercando di fare quella parte di lavoro che sapevo sarebbe stata più difficile e più lunga che era la ricostruzione del tessuto della società, dando risposte ai giovani, non potevo fare – ha aggiunto – L’avvento di governi che hanno fatto tutto fuorché l’interesse degli italiani e un’amministrazione che nonostante le risorse si siano investite ad oggi ancora le continua a spendere con estrema lungaggine non dipende da noi. Anzi, noi sosteniamo Biondi proprio nella speranza che le risorse che ci sono e quelle che possono arrivare vengano gestite con un minimo di celerità”.
Sulla mala gestione del Progetto C.a.s.e., di cui l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso ha accusato il Comune, la Meloni ha detto che “mi pare un dato di fatto. Basta guardare anche a quanto accaduto in questi mesi con il terremoto del centro Italia, il fatto che nel 2009 per dare una soluzione a 50-60mila persone si impiegarono sei mesi, e qui in sei mesi non sono riusciti a consegnare 100 casette ad Amatrice perché sono in altre faccende affaccendati mi pare abbastanza evidente”.
“Poi è ovvio che il governo nazionale mette le risorse, poi chi le spende sono le amministrazioni locali, che qui sono un’unica realtà monocolore. Quindi se qualcosa non ha funzionato bisogna parlare con il Pd”, ha concluso.






