L’AQUILA – Pochi mesi  dopo il terremoto del 6 aprile  2009 un avvocato aquilano si ritrovò, per un involontario errore  di chi aveva  gestito la pratica della ricostruzione, ma mai scovato, ben 200mila euro in più (dai richiesti 375mila euro) per la riparazione della propria abitazione danneggiata dal noto sisma che devastò la città: da allora iniziarono i guai imprevedibili  per lui e per lo stesso ente che si sono avviati a soluzione e risolti  solo dopo  quasi 15  anni nell’ambito di una vicenda perlomeno singolare.

Il legale, infatti, era finito sotto  poi accusa per una presunta malversazione di quei soldi in eccedenza e non richiesti ma la Cassazione lo ha scagionato con formula piena dopo parecchi anni  e una serie di sentenze di segno diverso nei gradi precedenti. Il Comune dell’Aquila, dal canto suo,  ha avuto dal tribunale una recente sentenza che prevede la restituzione di quei fondi in eccedenza anche essi adoperati per la ricostruzione ma senza titolo.

Un errore  per il quale il Comune  si era mobilitato chiedendo al professionista la restituzione della somma in eccesso. In seguito alle  asserite  mancate risposte  della controparte, l’amministrazione  presentò   una denuncia. L’accusa  aveva sostenuto  come il professionista  avesse destinato i soldi «a finalità diverse da quelle previste per la ricostruzione post sisma».  Ma non era affatto così vista l’ampia formula ovvero “il fatto non sussiste”  con la quale è stato scagionato dalla suprema corte dopo un ricorso presentato e vinto dall’avvocato Stefano Lopardi.

Buone notizie, infine, per l’aspetto civile a favore del Comune visto che, come informa un atto municipale, all’inizio  del 2024 il giudice dell’esecuzione  ha autorizzato il delegato all’emissione dei relativi mandati di pagamento per recupero somma e  ha provveduto a far versare nelle casse dell’Ente locale  euro 163.319,00  a parziale copertura del dovuto tramite decreto ingiuntivo. Poi arriverà il resto.