L’AQUILA – Il movimento della locomotiva torna a far sentire il suo fischio assordante diretto contro la classe politica, di cui chiede le dimissioni in blocco, attraverso l’ultimo di una serie di manifesti attaccati sui muri della città.

Questa volta solo scritte nere e verdi, come i colori cittadini, campeggiano sullo striscione e nessuna immagine, solitamente un fotomontaggio o una caricatura, ad accompagnarle: “Se le ricariche in famiglia le paga l’Atam (il riferimento è all’assessore comunale Marco Fanfani, accusato di aver eseguito una ricarica telefonica da 500 euro per suo figlio dal conto dell’associazione teatrale che presiede, ndr), davanti al crocifisso il tribunale indaga (qui si parla del  vescovo ausiliare Giovanni D’Ercole, indagato nell’ambito dell’inchiesta per la truffa sui cosiddetti fondi Giovanardi, ndr) con le tasse ci hanno rubato 10 anni, i soldi della ricostruzione non ci sono, i 100 milioni di euro delle Fs (Ferrovie dello Stato, ndr) sono scomparsi, i debiti della sanità li paghiamo con l’aumento del bollo auto, cosa è cambiato per gli aquilani?”.

E infine, la scritta conclusiva: “Rompiamo il silenzio!!! Dimettetevi tutti”. (e.m.)