L’AQUILA – “Mi sono sentita profondamente arrabbiata e indignata, quello che ho subìto è un gesto che riprova che il mio lavoro con il Centro antiviolenza alle donne dà fastidio e deve continuare”.

Non hanno bisogno di commenti le parole di Simona Giannangeli, l’avvocato aquilano che nella giornata di venerdì ha trovato un messaggio di minaccia sulla sua macchina, un biglietto eloquente, infarcito di insulti e intimidazioni “Ti passerà la voglia di difendere le donne… Stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”, il testo.

Parole che fanno paura, soprattutto se il pensiero vola alla settimana scorsa, al giorno in cui è c’è stata la sentenza del processo a Francesco Tuccia, l’ex militare campano condannato per violenza sessuale a 8 anni di reclusione. Processo in cui il Centro si è costituito come parte civile, rappresentato proprio dalla Giannangeli che, però, spiega, “non ho alcun elemento per allacciare quello che mi è successo al procedimento che si è appena concluso e non intendo farlo”.

Ieri mattina la Giannangeli è andata a sporgere denuncia contro ignoti, e, come spiega ad AbruzzoWeb, ora è pronta a continuare il suo lavoro al fianco delle donne.

Quando ha trovato il bigliettino con le minacce?

Il biglietto l’ho trovato venerdi mattina, ma l’ho dovuto mettere da parte perché ero molto provata e avevo impegni lavorativi improrogabili. L’intenzione era quella di renderlo pubblico e domenica mi sono rivolta alla stampa.

Lunedì è andata a sporgere denuncia, una giornata di riflessione se farlo o meno?

No, non sono mai stata indecisa sul da farsi. Sono andata solo ieri per ragioni logistiche. Quello che diciamo a tutte le donne è denunciare e portare alla luce quello che succede in caso di minacce, io sono stata coerente a questo e l’ho fatto.

Come si è sentita quando ha visto quel biglietto sulla sua macchina?

Molto arrabbiata e indignata. Questo gesto è la riprova che con il Centro antiviolenza diamo fastidio ed è evidente che c’è l’assoluta necessita di proseguire con il nostro lavoro. Dobbiamo denunciare, lottare, tocchiamo nervi scoperti e quindi si continua.

Che tipo di protezione le hanno garantito le forze dell’ordine?

La polizia mi ha messo a disposizione un minimo di vigilanza, è piu che sufficiente. So che gli uomini sono violenti, anche questo uomo potrebbe essere un violento che può decidere se andare avanti o no. È anche vero che chi vuole fare fa, senza preannunciarsi, ma questo rimane comunque un atto di grande viltà. Non intendo sottovalutare quello che è accaduto, l’esperienza mi dice di non farlo.

Subito dopo l’accaduto le sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà, quali sono le persone che le stanno più vicine in questo momento?

Si è creata intorno a me una rete di solidarietà straordinaria, sia dal mondo istituzionale che dalle persone a me care. Le donne del Centro mi stanno molto vicine, in modo tangibile e impagabile, così come gli amici e le persone con cui lavoro. Oltre, ovviamente, alla mia famiglia.

La stampa ha subito collegato il messaggio di minacce al processo Tuccia. Lei cosa ne pensa?

Come tutti sanno, il processo a carico di Tuccia l’ho vissuto in prima persona insieme al Centro antiviolenza, il collegamento viene molto facile. Anche temporalmente sono vicini, la sentenza c’è stata mercoledì, il biglietto l’ho ricevuto venerdì, ma io non ho alcun elemento per allacciare quello che mi è successo al procedimento che si è appena concluso e non intendo farlo. Non lo escludo e non lo ammetto. Lavorativamente mi occupo di tante cose e potrebbero essere tutte legate.

Insomma, lei è più determinata che mai.

Questo tipo di avvenimenti conferma che viviamo in un Paese dominato dalla violenza maschile, ho avuto la riconferma che quello che faccio è valido e necessario, non che avessi bisogno di ulteriori conferme, ma lo è. Ora si va avanti e si procede senza alcun mutamento.

COORDINAMENTO SEL L’AQUILA ESPRIME INDIGNAZIONE

“Il coordinamento comunale di Sel esprime la più viva indignazione per le minacce contro Simona Giannangeli, avvocata del Centro Antiviolenza dell’Aquila che ricordiamo già parte civile al processo contro Francesco Tuccia, condannato pochi giorni fa a otto anni per stupro”.

È quanto si legge in una nota di Pina Leone, coordinatrice del circolo comunale dell’Aquila del movimento.
 
“Le minacce a Simona Giannangeli sono minacce a tutte le donne che si sono battute con lei a favore di tutte coloro che hanno chiesto aiuto e si sono affidate per spezzare meccanismi di violenza, spesso familiare ma non solo. L’indignazione è forte perché ci rendiamo conto di quanta intolleranza c’è per le donne che alzano la testa e combattono la violenza non solo nei sintomi ma anche radicalmente, culturalmente, vivendo pubblicamente e pienamente ogni giorno le loro competenze e  in relazione con altre donne e in difesa di altre donne”.

“Quello subito da Simona Giannangeli non può restare un fatto privato. Sono minacce che mirano a minare  un sistema come quello dei Centri Antiviolenza che, con tante competenze e poche risorse finanziarie, agiscono in molti territori in Italia e in particolare, con uno sforzo unico,  le donne aquilane sono riuscite a far crescere rendendo un servizio nel territorio che ha visto un incremento di violenza sulle donne dopo il sisma”.

“Vogliamo ricordare che i centri antiviolenza sono i soggetti qualificati e competenti, perché in essi sono stati sperimentati negli anni percorsi di possibile uscita dalla violenza, grazie alla relazione tra donne e perché costituiti esclusivamente da donne, come stabilisce anche l’art. 6 della Legge Regionale n.31 del 2006, testo normativo concepito in osservanza di principi costituzionali e di principi contenuti in Convenzioni Internazionali”.

“Il coordinamento comunale di Sel chiede che il Consiglio comunale dell’Aquila discuta al più presto l’ordine del giorno presentato dal capogruppo di Sel, Giustino Masciocco, per impegnarsi a ridestinare i fondi previsti dall’Opcm 3878/11; riaffermare la competenza territoriale dei fondi, ribadendo che le risorse dell’ordinanza vengano destinati unicamente ad interventi di sostegno ai centri antiviolenza nei comuni del cratere sismico”.

“Le donne del coordinamento comunale di Sel, inoltre, confidano nella possibilità di costruire una mobilitazione comune di tutte le donne appartenenti ai vari luoghi di discussione pubblica e che vogliano rispondere alle vili minacce che hanno colpito la compagna Simona Giannangeli per non abbassare la guardia”.

“Per questo – conclude la Leone – chiedono di dedicare l’8 marzo alla libertà di vita e d’azione delle donne costruendo una manifestazione regionale a L’Aquila per non lasciare sola Simona e sostenere i centri antiviolenza”.