L’AQUILA – Assemblea accesa quella di questo pomeriggio al tendone di piazza Duomo, in cui i cittadini si sono confrontati con la Struttura per la gestione dell’emergenza, rappresentata dal coordinatore Roberto Petullà, sullo spinoso tema dell’emergenza abitativa.

All’incontro hanno preso parte anche il presidente della Commissione di garanzia del Comune dell’Aquila, Enzo Lombardi, l’assessore Fabio Pelini, con il Difensore civico del Comune dell’Aquila, Vincenzo Calderoni e con l’Ordine degli avvocati dell’Aquila.

Le accuse rivolte dall’assemblea alla gestione dell’emergenza abitativa sono state essenzialmente quelle di un’eccessiva burocratizzazione del sistema e un atteggiamento a volte irrispettoso nei confronti dei cittadini, “ai quali si chiede di lasciare entro 30 giorni gli appartamenti, che poi rimangono non assegnati – ha detto Pina Lauria, dell’assemblea cittadina, nell’introdurre l’incontro – oppure si chiede di comunicare alla Sge se si ospita una persona in casa o se ci si allontana per sette giorni”.

“È vero che tutte le scelte non sono riuscite a soddisfare l’emergenza abitativa – ha ammesso Petullà – sicuramente oggi le abitazioni non ci sono per tutti”.

“È necessario fare una continua verifica dei requisiti, in modo che chi ne ha diritto abbia un alloggio”, ha aggiunto poi il funzionario della Sge in relazione alla denuncia fatta dalla stessa Lauria sul fatto che a due anni di distanza ancora vengono fatte le verifiche sul possesso dei titoli da parte degli assegnatari degli alloggi del progetto C.a.s.e. e Map.

L’intervento del coordinatore della Sge è stato diverse volte interrotto da persone presenti tra il pubblico dell’assemblea, una delle quali ha criticato il lavoro fatto dai collaboratori dello stesso Petullà, che ha risposto: “Il primo passo è confrontarsi, se un mio collaboratore sta sbagliando si può porre rimedio”.

In conclusione dell’incontro, non è mancata una nota polemica da parte dello stesso Petullà sui ritardi per la cosiddetta ricostruzione “leggera”: “il contributo di autonoma sistemazione agli studenti ci costa quattro milioni di euro l’anno. Se tutte le case ‘B’ fossero già state riparate, ci sarebbero a disposizione gli alloggi anche per gli universitari”.(e.m.)